Roma – L’idrogeno non è più una promessa per il futuro, ma un pilastro solido e presente della transizione energetica e industriale. Questo è il messaggio forte e chiaro emerso durante l’Italian Hydrogen Summit, l’appuntamento annuale promosso da H2IT, l’Associazione Italiana Idrogeno, che ha riunito a Roma imprese, istituzioni e stakeholder per fare il punto sullo stato dell’arte del settore. A sottolineare l’importanza strategica di questo vettore energetico è stato il videomessaggio di Raffaele Fitto, Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea e Commissario per la Politica Regionale e di Coesione, che ha confermato l’impegno deciso dell’Italia in questa direzione.

“Il Summit conferma che il tema dell’idrogeno è ormai pienamente al centro dell’agenda energetica e industriale,” ha dichiarato Fitto. “Non parliamo più di un settore emergente, ma di uno dei pilastri della transizione che stiamo costruendo”. Una dichiarazione che segna un cambio di passo, spostando l’idrogeno dalla fase di sperimentazione a quella di mercato maturo, pronto a giocare un ruolo da protagonista nella decarbonizzazione.

Una Strategia Nazionale Ambiziosa Supportata da Ingenti Risorse

L’Italia ha messo in campo una strategia nazionale sull’idrogeno ben definita, con l’obiettivo di posizionarsi tra i principali attori europei nei processi di innovazione, decarbonizzazione e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. A sostegno di questa visione, un massiccio investimento di 5 miliardi di euro proveniente dai fondi della politica di coesione.

“In questo percorso, la politica di coesione continua a rappresentare un alleato fondamentale,” ha spiegato Fitto. “Con gli attuali programmi investiamo complessivamente 5 miliardi di euro nei sistemi energetici intelligenti, incluso l’idrogeno: risorse che sostengono progetti concreti e in grado di generare un impatto reale”. Questi fondi sono cruciali per accelerare gli investimenti, grazie anche all’introduzione di nuovi incentivi e a una maggiore flessibilità normativa volta a promuovere la sicurezza energetica e la transizione verde.

Le risorse sono distribuite su più fronti, a testimonianza di un approccio integrato:

  • Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) gestisce circa 1,5 miliardi di fondi PNRR.
  • Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha una dotazione di circa 2 miliardi destinati agli IPCEI (Importanti Progetti di Interesse Comune Europeo) sull’idrogeno.
  • Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha stanziato 600 milioni di euro di fondi PNRR per lo sviluppo della mobilità a idrogeno, sia stradale che ferroviaria.

Le Sfide del Settore: L’Appello delle Imprese

Nonostante l’impegno e le risorse stanziate, il settore industriale, rappresentato da H2IT, lancia un appello alla concretezza. Durante il summit è emersa la necessità di superare alcuni ostacoli normativi e burocratici che rischiano di frenare lo sviluppo della filiera. Le imprese chiedono a gran voce l’istituzione di un tavolo interministeriale permanente per coordinare le politiche e dare certezze agli investitori.

Le principali criticità sollevate includono:

  1. Il ritardo nell’emanazione del Decreto Tariffe, strumento essenziale per incentivare la produzione di idrogeno rinnovabile attraverso i contratti per differenza.
  2. Il mancato recepimento completo della Direttiva UE RED III, che stabilisce quote obbligatorie per l’utilizzo di carburanti rinnovabili di origine non biologica (RFNBO) nell’industria e nei trasporti.

Secondo Alberto Dossi, presidente di H2IT, questo stallo normativo “compromette la fiducia degli investitori e mette a rischio l’efficacia dei fondi PNRR”. L’associazione sottolinea che l’Italia possiede una filiera industriale avanzata e competenze tecnologiche lungo tutta la catena del valore, ma per competere a livello globale servono regole chiare e stabili.

L’Idrogeno nel Contesto Europeo e Locale

La strategia italiana si inserisce in un quadro europeo più ampio che vede nell’idrogeno un elemento chiave per raggiungere gli obiettivi del Green Deal e del piano REPowerEU. L’obiettivo continentale è di arrivare a 20 milioni di tonnellate di idrogeno entro il 2030, metà prodotto internamente e metà importato. In questo scenario, l’Italia, grazie alla sua posizione geografica e alla sua rete infrastrutturale, può ambire a diventare un hub energetico strategico nel Mediterraneo.

A livello locale, diverse regioni si stanno già muovendo con progetti concreti. La Lombardia, con il progetto del treno a idrogeno, sta realizzando un’iniziativa unica in Europa. Il Friuli-Venezia Giulia ha lanciato la North Adriatic Hydrogen Valley, un ecosistema transfrontaliero, mentre la Puglia è stata tra le prime regioni a dotarsi di una strategia specifica, forte di un grande potenziale nelle energie rinnovabili.

In conclusione, l’Italian Hydrogen Summit ha ribadito che la strada è tracciata. Con investimenti significativi e una chiara volontà politica, l’Italia si candida a diventare un protagonista della nascente economia dell’idrogeno. La sfida ora è trasformare la visione strategica in azioni concrete, superando gli ostacoli burocratici per liberare tutto il potenziale di un settore che promette non solo energia pulita, ma anche crescita economica e innovazione tecnologica.

Di atlante

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