TRIESTE – Una critica netta alle decisioni del passato e una visione strategica chiara per il futuro. Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, è intervenuto con parole incisive a margine del convegno promosso dal gruppo Nem a Trieste, mettendo a nudo quello che definisce un “errore importante” commesso circa sette o otto anni fa: la rinuncia all’alta velocità e all’alta capacità ferroviaria nel territorio regionale.

Un’occasione mancata sull’asse Lisbona-Kiev

“Sui collegamenti ferroviari, 7-8 anni fa si è fatta una scelta, di non volere l’alta velocità e quindi l’alta capacità in Friuli Venezia Giulia, ed è stato un errore importante”, ha dichiarato Fedriga. Questa decisione, secondo il governatore, ha avuto una conseguenza diretta di vasta portata: “Tagliamo un corridoio fondamentale, che è quello di Lisbona-Kiev”. Si tratta del Corridoio paneuropeo V, un asse strategico per i trasporti che dovrebbe collegare l’Atlantico con il cuore dell’Europa orientale, e la cui esclusione parziale penalizza non solo la regione ma l’intero sistema logistico nazionale ed europeo. Fedriga ha espresso la speranza che “qualcuno possa ripensare a questa scelta”, sottolineando come la regione si trovi ora a fare i conti con un deficit infrastrutturale significativo nel trasporto passeggeri, a fronte di una consolidata forza nella logistica delle merci.

Storicamente, il progetto per la tratta ad alta velocità Venezia-Trieste fu presentato nel 2010 ma non ottenne mai i finanziamenti necessari. Successivamente, nel 2014, le amministrazioni regionali di Friuli Venezia Giulia e Veneto, insieme al Ministero delle Infrastrutture e a RFI, optarono per una soluzione di “velocizzazione” della linea esistente. Un’alternativa meno costosa (1,8 miliardi contro i 7,5 del progetto originale) ma che, di fatto, ha significato la rinuncia a un’infrastruttura di nuova generazione capace di ridurre drasticamente i tempi di percorrenza e aumentare la capacità di traffico.

Il Porto di Trieste: Sguardo rivolto a Oriente e all’India

Se sul fronte ferroviario interno si lamenta un’occasione persa, la visione del presidente Fedriga per il futuro del Porto di Trieste è invece proiettata con decisione verso i mercati globali, in particolare verso Est. “Non possiamo non guardare al Far East, mentre la parte atlantica ovviamente ha altri punti di approdo”, ha affermato, delineando una strategia geopolitica ed economica precisa per lo scalo giuliano.

Il cuore di questa strategia è l’identificazione di partner commerciali che vedano in Trieste un’alternativa privilegiata per l’accesso ai mercati europei. “Dobbiamo avere la consapevolezza che dobbiamo lavorare con partner che guardino ai nostri collegamenti come unica alternativa forte ai commerci con l’Europa e con l’Occidente”. In questo scenario, un Paese emerge come protagonista: l’India. “Su questo per me l’India può essere veramente un Paese strategico, così come tutti i Paesi dall’India fino al porto di Trieste”, ha precisato Fedriga.

Questa prospettiva si inserisce in un contesto internazionale in rapida evoluzione. Il Porto di Trieste, grazie alla sua posizione geografica, è un hub naturale per i flussi commerciali tra l’Europa e l’Asia. L’interesse per l’India è legato in particolare al progetto IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), noto anche come la “nuova via del Cotone”, un corridoio economico che mira a creare un asse commerciale alternativo e più rapido. Trieste si candida a essere il terminale europeo di questa rotta, un ruolo che ne rafforzerebbe la centralità strategica non solo per l’Italia ma per l’intera Unione Europea.

Il porto giuliano, che ha già dimostrato resilienza di fronte alle recenti turbolenze geopolitiche globali, sta vivendo una fase di grande sviluppo, con investimenti significativi per potenziare le infrastrutture e i collegamenti intermodali. La scommessa sull’asse con l’India rappresenta quindi un passo ulteriore per consolidare il suo ruolo di porta d’accesso per il Centro ed Est Europa.

Sviluppo e investimenti per un futuro competitivo

Le dichiarazioni di Fedriga al convegno del gruppo Nem, focalizzato proprio sullo sviluppo di traffici e infrastrutture, evidenziano la duplice sfida che attende il Friuli Venezia Giulia: da un lato, la necessità di rimediare a scelte passate considerate penalizzanti per la mobilità interna e i collegamenti terrestri europei; dall’altro, la volontà di cogliere le grandi opportunità offerte dai nuovi equilibri commerciali globali, puntando sul potenziamento del suo asset più prezioso, il Porto di Trieste. La capacità di attrarre investimenti esteri e di integrarsi in nuovi corridoi strategici come l’IMEC sarà decisiva per il futuro economico della regione e per il suo posizionamento nello scacchiere logistico internazionale.

Di veritas

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