L’Aula del Senato ha dato il suo assenso finale, trasformando in legge il cosiddetto “decreto flussi”. Il provvedimento, che aveva già incassato la fiducia della Camera dei Deputati, è stato approvato per alzata di mano, segnando un nuovo capitolo nella gestione dei flussi migratori per motivi di lavoro in Italia. La maggioranza ha votato compattamente a favore, mentre i banchi dell’opposizione hanno espresso voto contrario. L’obiettivo del decreto è duplice: da un lato, venire incontro alla crescente domanda di manodopera da parte delle imprese italiane; dall’altro, rendere più ordinate e controllate le procedure di ingresso legale nel Paese.

Le principali novità per lavoratori e imprese

Il cuore del provvedimento risiede in una serie di misure volte a snellire la burocrazia e a fornire tempi certi per l’ingresso dei lavoratori stranieri. Tra le innovazioni più significative spicca l’introduzione di un termine massimo di trenta giorni per il rilascio del nulla osta al lavoro a seguito di una richiesta nominativa. Questa misura è pensata per accelerare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, riducendo le lunghe attese che spesso caratterizzavano l’iter precedente.

Altre modifiche importanti includono:

  • Formazione all’estero: Viene esteso in via sperimentale da sei a dodici mesi, fino al 31 dicembre 2027, il periodo utile per presentare la domanda di visto d’ingresso dopo aver completato un percorso di formazione professionale nel Paese d’origine.
  • Contratti di soggiorno: I termini per la sottoscrizione del contratto di soggiorno dopo l’ingresso in Italia vengono estesi da 8 a 15 giorni. Analogamente, il datore di lavoro avrà 15 giorni, anziché 7, per confermare l’istanza dopo il rilascio del nulla osta.
  • Programmazione triennale: La definizione dei flussi di ingresso non sarà più annuale ma triennale, una mossa volta a garantire maggiore stabilità e prevedibilità al sistema.

Focus su protezione sociale e settore dell’assistenza

Il decreto pone una particolare attenzione anche alla tutela delle fasce più vulnerabili. La durata dei permessi di soggiorno per motivi di protezione sociale (per vittime di tratta o grave sfruttamento) e per le vittime di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato) viene ampliata da sei mesi a un anno, con la possibilità di un’ulteriore proroga per favorire l’inserimento socio-lavorativo.

Inoltre, ai titolari di questi permessi e alle vittime di violenza domestica viene riconosciuta la possibilità di accedere all’assegno di inclusione, derogando ai requisiti di cittadinanza e residenza normalmente previsti.

Una delle novità più attese dalle famiglie e dal settore del welfare è la proroga fino al 2028 della possibilità di ingresso “extra-quote” per un massimo di 10.000 lavoratori stranieri all’anno. Questi saranno impiegati nell’assistenza familiare o sociosanitaria a favore di persone con disabilità, anziani non autosufficienti e, novità introdotta durante l’iter parlamentare, anche per la cura di bambini dalla nascita ai sei anni. Una misura accolta con favore da associazioni come Assindatcolf, che sottolineano come questa possa aiutare a reperire personale qualificato in un settore ad alta richiesta.

Contrasto al caporalato e altre misure

Il provvedimento mira a rafforzare la lotta contro lo sfruttamento lavorativo. Viene stabilizzata l’operatività del Tavolo per il contrasto al caporalato in agricoltura e si estende la partecipazione anche agli enti religiosi civilmente riconosciuti. Vengono inoltre potenziati i controlli preventivi da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle domande presentate, per verificare la congruità delle richieste e il rispetto dei contratti collettivi.

Altre disposizioni includono:

  • Ricongiungimento familiare: Il termine per il rilascio del nulla osta viene esteso da 90 a 150 giorni.
  • Volontariato: Il contingente di ingresso per gli stranieri che partecipano a programmi di volontariato sarà determinato su base triennale anziché annuale.
  • Hotspot di Lampedusa: Viene prorogato fino al 2027 l’affidamento alla Croce Rossa Italiana della gestione del punto di crisi sull’isola.

Il dibattito in Aula: le voci della politica

L’approvazione del decreto è stata accompagnata da un acceso dibattito politico. La senatrice Michaela Biancofiore (Civici d’Italia) ha difeso il provvedimento come il “terzo decreto sull’immigrazione dall’inizio della legislatura che va incontro alle imprese e ai cittadini”. Ha sottolineato come il governo Meloni stia lavorando per porre fine a un’immigrazione “per troppi anni fuori controllo”, citando il Piano Mattei come un approccio innovativo basato sulla dignità e la cooperazione con i Paesi africani.

Di tenore opposto le dichiarazioni delle opposizioni. Il senatore di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, ha definito il decreto una misura insufficiente che non affronta il fenomeno migratorio in modo “strategico e razionale”. Ha criticato la persistenza della logica del “click day” e ha ribadito la necessità di superare la legge Bossi-Fini, che a suo dire crea “marginalità e devianza”.

Anche il Partito Democratico ha espresso voto contrario. Il senatore Graziano Delrio ha riconosciuto che il governo “ha almeno aperto gli occhi di fronte all’esigenza di manodopera delle imprese”, ma ha bollato il provvedimento come un “decreto deroghe” che non risolve il problema di fondo: “i meccanismi di ingresso regolare in Italia non funzionano”. Delrio ha evidenziato come nel biennio 2023-24 solo il 7,8% delle quote di ingresso si sia tradotto in un permesso di soggiorno, definendo l’attuale sistema basato sulla legge Bossi-Fini “una grande ipocrisia” che genera sanatorie mascherate.

Dal canto suo, Fratelli d’Italia, per voce del senatore Marco Lisei, ha rivendicato l’azione del governo come una risposta agli illeciti emersi con il sistema del click day, citando la denuncia presentata dalla premier Meloni che ha portato a decine di indagati. L’obiettivo, ha affermato, è porre fine alla “mangiatoia sui permessi di soggiorno” e garantire regolarità e sicurezza.

Di veritas

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