ROMA – Un’accelerazione impressa con la richiesta di rigore e competenza. La presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, ha tracciato una linea netta sull’iter del disegno di legge che introduce il principio del “consenso libero e attuale” nei reati di violenza sessuale. “Ho già dato il termine per lunedì per indicare gli esperti da audire. Ho chiesto ai gruppi che non vengano sentite persone che non sono esperte, quindi voglio tecnici”, ha dichiarato ai giornalisti a Palazzo Madama. Una decisione che mira a contenere i tempi e a focalizzare il dibattito su aspetti puramente giuridici, escludendo interventi non specialistici.
Un Iter Rapido ma Approfondito
La senatrice leghista ha imposto regole precise per questo “breve ciclo di audizioni”: ogni gruppo parlamentare potrà indicare un massimo di due esperti. L’obiettivo è chiaro: evitare lungaggini e arrivare a una definizione del testo in commissione entro gennaio, per poi portarlo all’approvazione dell’Aula del Senato già a febbraio. “La mia intenzione è non dilatare troppo i tempi”, ha affermato Bongiorno, respingendo le accuse di voler insabbiare il provvedimento. “Nessuno si deve permettere di dire che si vuole affossare una legge o che si è ritardata, perché in commissione è arrivata ieri”.
Il disegno di legge, già approvato all’unanimità alla Camera il 19 novembre, è giunto in commissione Giustizia al Senato il 25 novembre. La richiesta di un supplemento di analisi da parte della maggioranza, e in particolare della Lega, aveva però causato uno stop improvviso, provocando la dura reazione delle opposizioni che hanno abbandonato i lavori in segno di protesta.
Il Contesto della Riforma: “Solo sì è sì”
La proposta di legge mira a modificare l’articolo 609-bis del codice penale, introducendo esplicitamente il concetto di “consenso libero e attuale” come elemento centrale per configurare il reato di violenza sessuale. Si tratta di un cambiamento culturale e giuridico significativo, che allineerebbe l’Italia agli standard internazionali e alla Convenzione di Istanbul. Il principio è quello del “solo sì è sì”: non è più la vittima a dover dimostrare di aver opposto resistenza, ma spetta all’accusato provare che il consenso c’era, chiaro e inequivocabile. La riforma intende superare la vecchia concezione legata alla violenza e alla minaccia, concentrandosi sulla libertà di autodeterminazione della persona.
Le Preoccupazioni della Maggioranza e le Polemiche
Nonostante l’accordo iniziale tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del PD Elly Schlein, la frenata in Senato ha evidenziato delle crepe all’interno della maggioranza. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha espresso preoccupazione che una legge “che lascia troppo spazio alla libera interpretazione” possa “intasare i tribunali e alimentare lo scontro invece di ridurre le violenze”, evocando il rischio di “vendette personali”. Anche la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, hanno sollevato dubbi sul “rischio del rovesciamento dell’onere della prova”.
Queste posizioni hanno scatenato la ferma condanna delle opposizioni. Angelo Bonelli (AVS) ha definito le parole di Salvini “gravissime e sessiste”, che “riportano l’Italia indietro di decenni”. Anche Maria Elena Boschi di Italia Viva ha parlato di “retromarcia clamorosa”.
La Rassicurazione di Bongiorno
Di fronte a questo scenario, la presidente Bongiorno ha voluto rassicurare sul futuro della legge: “L’accordo tra Schlein e Meloni sarà assolutamente rispettato e la legge si farà, escludo categoricamente che ci sia una volontà di affossarla”. La richiesta di audizioni tecniche, secondo la senatrice, serve proprio a perfezionare la norma per evitare ambiguità e problemi applicativi. “Sto convocando in questo momento alcuni giudici della Cassazione, alcuni professori, per capire se la norma si può scrivere meglio, ma mica è un rinvio!”, ha sottolineato. L’iter parlamentare, dunque, prosegue con la promessa di un approfondimento mirato e tempi certi, nella speranza di dotare l’Italia di una legge fondamentale per la tutela della libertà sessuale e la lotta alla violenza di genere.
