La Cisgiordania è nuovamente teatro di un’imponente operazione militare israeliana. Da mercoledì, il governatorato di Tubas, nel nord del territorio, è sotto un assedio su larga scala da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), che hanno definito l’azione una “vasta operazione antiterrorismo”. L’operazione, che secondo le autorità israeliane potrebbe durare diversi giorni, ha portato all’arresto di decine di palestinesi e al ferimento di molti altri, paralizzando completamente la vita quotidiana e innalzando ulteriormente il livello di tensione in una regione già critica.
Un’operazione su vasta scala
L’offensiva israeliana si è estesa per il secondo giorno consecutivo, coinvolgendo le città di Tubas, Tammun, Aqaba e il villaggio di Tayasir. Le forze israeliane, supportate da veicoli blindati, bulldozer ed elicotteri Apache, hanno bloccato le strade con terrapieni, distrutto infrastrutture e imposto un coprifuoco, isolando di fatto l’intera area. Secondo il governatore di Tubas, Ahmed al-As’ad, l’operazione mira a frammentare il governatorato e a paralizzare i movimenti della popolazione palestinese.
Fonti palestinesi riportano che i soldati israeliani hanno fatto irruzione in centinaia di abitazioni, vandalizzandole e trasformandone diverse in postazioni militari e centri di interrogatorio improvvisati dopo aver costretto i residenti ad andarsene. Il sindaco di Tubas, Mahmoud Daraghmah, ha denunciato che elicotteri Apache hanno aperto il fuoco sulla popolazione.
Bilancio di arresti e feriti
Le cifre relative agli arresti e ai feriti sono ancora in evoluzione e variano a seconda delle fonti. L’agenzia di stampa palestinese Wafa, citando Kamal Bani Odeh, direttore dell’Associazione dei detenuti palestinesi, ha inizialmente parlato di 34 arresti. Tuttavia, report successivi indicano un numero di detenuti molto più alto, superiore a 100. Molti degli arrestati sarebbero stati trasferiti in centri di interrogatorio sul campo.
Per quanto riguarda i feriti, la Mezzaluna Rossa Palestinese ha dichiarato di aver assistito almeno 25 persone, la maggior parte delle quali presentava ferite dovute a percosse e aggressioni fisiche. Alcuni dei feriti erano persone precedentemente detenute e poi rilasciate. In un grave episodio, le forze israeliane avrebbero prelevato con la forza un palestinese ferito da un’ambulanza che lo stava trasportando in ospedale.
Le ragioni dell’operazione e l’impatto sulla popolazione
In una dichiarazione congiunta, l’esercito e lo Shin Bet (i servizi di sicurezza interni israeliani) hanno affermato che l’operazione è scattata in seguito a informazioni di intelligence su tentativi di stabilire “roccaforti terroristiche” nella zona. L’IDF ha dichiarato di aver scoperto una “sala di controllo” e di aver confiscato fondi destinati al terrorismo. Volantini distribuiti dall’esercito israeliano avrebbero informato la popolazione che l’area era diventata un “paradiso per il terrorismo”.
L’impatto sulla popolazione civile è devastante. Circa 70.000 palestinesi sono di fatto intrappolati, impossibilitati a muoversi per lavoro, cure mediche o istruzione. Le scuole e le istituzioni pubbliche e private sono state chiuse per garantire la sicurezza di studenti e personale. La vita commerciale si è completamente fermata, con la maggior parte dei negozi costretta a chiudere. Anche i contadini non possono raggiungere le loro terre, con gravi conseguenze per i loro mezzi di sussistenza.
Un contesto di violenza crescente
Questa operazione si inserisce in un contesto di drammatica escalation della violenza in Cisgiordania, intensificatasi notevolmente dopo l’ottobre del 2023. Secondo dati recenti, il numero di palestinesi uccisi in Cisgiordania da forze israeliane e coloni ha superato le 1.000 unità, con migliaia di feriti e oltre 20.000 arresti. Quasi contemporaneamente all’operazione a Tubas, un giovane palestinese di 20 anni è stato ucciso dalle forze israeliane nella vicina città di Qabatiya, a sud di Jenin.
Le organizzazioni per i diritti umani e le autorità palestinesi denunciano queste operazioni come una forma di punizione collettiva e un tentativo di sfollamento forzato della popolazione per fare spazio a nuovi insediamenti israeliani, illegali secondo il diritto internazionale. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, ma gli appelli alla de-escalation e al rispetto del diritto umanitario sembrano finora inascoltati.
