Roma – L’idea di un “Grande Fratello fiscale” che, tramite un infallibile algoritmo, stila in automatico la lista degli evasori è “fantascienza”. A sgombrare il campo da timori e narrazioni sensazionalistiche è Vincenzo Carbone, Direttore dell’Agenzia delle Entrate, intervenuto durante il convegno “I sistemi informativi del fisco per il contrasto all’evasione fiscale – Nuovi strumenti e tutela del contribuente”, tenutosi alla Camera dei Deputati. Le sue parole mirano a fare chiarezza su un tema tanto delicato quanto attuale: l’impiego dell’intelligenza artificiale (IA) nella lotta all’evasione fiscale.
“L’avanzamento tecnologico e l’uso dell’IA non si accompagna a nessuna contrazione dei diritti dei cittadini italiani“, ha affermato con forza Carbone, sottolineando che “non esiste un pulsante, una macchina che ci consente di tirare fuori la lista degli evasori”. Una precisazione a cui ha aggiunto un significativo: “E per fortuna non esiste“.
Intelligenza Artificiale: un supporto, non un sostituto
Il messaggio chiave del Direttore è che l’intelligenza artificiale, nel contesto fiscale, agisce come uno strumento di supporto e non come un decisore autonomo. L’Agenzia delle Entrate non utilizza sistemi di IA generativa di ultima generazione per le sue attività di controllo, ma algoritmi avanzati che aiutano gli analisti a individuare potenziali aree di rischio. Come spiegato in altre occasioni, l’IA è impiegata esclusivamente nella fase “preistruttoria”. Questo significa che la tecnologia serve a processare un’enorme mole di dati, come quelli presenti nell’Anagrafe Tributaria, per far emergere anomalie e incongruenze che meritano un approfondimento.
L’obiettivo è rendere i controlli più mirati ed efficienti, concentrando le risorse umane sui casi a più alto rischio di evasione, piuttosto che effettuare controlli a tappeto. La decisione finale, l’interpretazione del dato e l’eventuale avvio di un accertamento, tuttavia, restano saldamente nelle mani dei funzionari. “Serve un’analisi approfondita, un ragionamento logico e giuridico che dia senso alle informazioni“, aveva già precisato Carbone in un precedente intervento.
Come funzionano gli algoritmi del Fisco? Il caso Ve.Ra.
Ma come operano, concretamente, questi strumenti? Un esempio è il sistema Ve.Ra. (Verifica dei Rapporti Finanziari), un software progettato per analizzare in forma aggregata e anonima i dati presenti nei database del Fisco, inclusa la cosiddetta Superanagrafe dei conti correnti. L’algoritmo incrocia informazioni provenienti da diverse fonti:
- Dichiarazioni fiscali
- Patrimonio immobiliare e mobiliare (case, quote societarie)
- Dati contabili e finanziari (saldi, giacenze medie, movimenti su conti correnti)
In una prima fase, per tutelare la privacy, i dati vengono pseudonimizzati. L’algoritmo non punta a un singolo movimento, ma a identificare profili di rischio basati su significative discrepanze tra il tenore di vita presunto e il reddito dichiarato. Solo se emergono anomalie rilevanti, si passa da dati anonimi a liste selettive di contribuenti da sottoporre a ulteriori verifiche, sempre con la supervisione umana.
Il delicato equilibrio tra lotta all’evasione e tutela della Privacy
L’impiego di tecnologie così potenti solleva inevitabilmente questioni cruciali sulla tutela della privacy. Su questo punto, sia l’Agenzia delle Entrate che il Garante per la protezione dei dati personali hanno posto paletti molto chiari. Ogni trattamento di dati deve avvenire nel pieno rispetto della normativa italiana ed europea, come l’AI Act. Il Garante ha sottolineato l’importanza dei principi di proporzionalità e correttezza nella raccolta delle informazioni e ha escluso, ad esempio, l’utilizzo di dati presi dai social media per i controlli fiscali.
L’intervento umano è garantito per legge e rappresenta una salvaguardia fondamentale contro il rischio di “discriminazione algoritmica”. L’esito delle analisi automatizzate non genera mai direttamente un atto impositivo, ma serve a orientare l’attività di controllo. Inoltre, il contribuente ha sempre il diritto al contraddittorio e alla piena conoscibilità dei criteri applicati, come stabilito anche da sentenze del Consiglio di Stato.
Verso un Fisco più digitale ed equo
La strategia digitale dell’Agenzia delle Entrate, come ribadito dal Direttore Carbone, punta a un duplice obiettivo: da un lato, rendere più efficiente il contrasto all’evasione, che in Italia sottrae risorse preziose alla collettività; dall’altro, migliorare il rapporto con i contribuenti attraverso la trasparenza e la compliance. Strumenti come le lettere di compliance, che segnalano preventivamente possibili anomalie, hanno già dimostrato la loro efficacia, permettendo di recuperare miliardi di euro attraverso l’adempimento spontaneo.
In conclusione, la rivoluzione digitale in atto nell’amministrazione finanziaria non prefigura uno scenario orwelliano, ma uno in cui la tecnologia, se correttamente governata, può diventare un potente alleato per un sistema fiscale più giusto ed equo per tutti, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini.
