Un’immagine sbiadita dal tempo, un picnic sotto un albero in un lontano 1971, diventa il portale per un viaggio a ritroso nel tempo, un’indagine emotiva e narrativa che Cristina Comencini, affermata regista, sceneggiatrice e scrittrice, orchestra con maestria nel suo ultimo romanzo, “L’epoca felice”, pubblicato da Feltrinelli. L’opera si addentra nei meandri della memoria, individuale e collettiva, esplorando il concetto stesso di felicità come un istante fugace da recuperare e comprendere.

Una fotografia per riannodare i fili del passato

La protagonista, Rosa, è una donna matura, un medico che ha dedicato la sua vita a missioni umanitarie in giro per il mondo, in particolare in Etiopia, salvando i figli di altre madri. Il ritrovamento casuale di una fotografia la costringe a fermarsi, a interrompere la sua perenne fuga da un passato che non ricorda, ma che sente ancora pulsare sotto la pelle. In quella foto c’è lei, poco più che una bambina con lunghi capelli biondi, insieme alla sorella maggiore Margherita, al fidanzato di lei, Marco, e ad altri amici. Un momento di gioia pura, immortalato da un ragazzo di nome Francesco, la cui identità è avvolta nella nebbia dei ricordi. Quello scatto segna un punto di non ritorno, la fine di un’epoca di innocenza e l’inizio di un vuoto nella sua memoria.

Comincia così l’indagine di Rosa, un tentativo di ricostruire cosa accadde nei giorni successivi a quella gita, un evento che ha segnato una frattura insanabile nella sua esistenza. La sua ricerca la porterà a confrontarsi con le sorelle, Margherita e Viola, e a far riemergere segreti e silenzi familiari a lungo taciuti. Margherita, la sorella maggiore, ricorda bene quella gita, mentre Viola, la più giovane, si dimostra pronta a scardinare le verità nascoste. Insieme, le tre sorelle, i cui nomi evocano un giardino fiorito, dovranno affrontare i “non detti” che hanno scavato solchi profondi nelle loro vite.

L’adolescenza come prisma della felicità

Il romanzo si muove su due piani temporali, alternando il presente del 2024 con i ricordi frammentari del 1971. Comencini, con la sua prosa evocativa e la sua sensibilità cinematografica, riesce a rappresentare l’adolescenza come un’età di turbolenze emotive, di desideri assoluti e di una ricerca ostinata di senso. È in questo periodo della vita che, secondo l’autrice, si manifesta la felicità nella sua forma più intensa e trasformativa. Tuttavia, è anche un’età fragile, in cui le “esuberanze” giovanili possono essere fraintese e represse dal mondo adulto. Rosa, infatti, scoprirà che proprio in seguito a quella gita, i genitori, spaventati dalla sua vitalità e dai cattivi risultati scolastici, la ricoverarono in una “clinica del sonno”, una pratica in voga negli anni Settanta per “normalizzare” gli adolescenti ritenuti problematici.

Un romanzo sulla felicità come atto di resistenza

“L’epoca felice” non è solo un romanzo sulla memoria e sulla ricerca delle proprie radici, ma anche una profonda riflessione sulla felicità come atto di resistenza. In un mondo che sembra spesso privilegiare il dolore e la disillusione, Comencini ci invita a non rinunciare al diritto di essere felici, a custodire quei momenti di gioia che danno senso all’esistenza. La scrittura, come suggerisce un passaggio del libro, diventa lo strumento per far riemergere dal passato non solo i traumi, ma anche i sogni e le speranze che continuano a vivere nel presente.

Attraverso la storia di Rosa, che da ragazzina inquieta e fantasiosa si è trasformata in una donna diligente e responsabile, l’autrice esplora il tema dell’identità e della parte più autentica di sé che a volte viene sacrificata sull’altare delle convenzioni sociali. Il viaggio di Rosa è un percorso di ricomposizione, un tentativo di salvare dall’oblio non solo un amore nascente, ma anche e soprattutto quella versione di sé stessa che credeva perduta per sempre.

L’eredità di una grande famiglia di artisti

Cristina Comencini, figlia del grande regista Luigi Comencini, porta nel suo stile narrativo l’eredità di una famiglia che ha fatto del cinema e della narrazione per immagini la propria cifra stilistica. La sua capacità di creare immagini potenti e di costruire dialoghi incisivi si riflette in una scrittura che è allo stesso tempo lirica e concreta. Come attrice, regista e sceneggiatrice, ha sempre dimostrato una particolare attenzione all’universo femminile, esplorandone le complessità e le contraddizioni, un tema che ritorna con forza anche in questo suo ultimo lavoro letterario.

Di euterpe

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