Un rifiuto iconico: ‘9 settimane e ½’
Jacqueline Bisset, con la sua eleganza senza tempo, ha illuminato il Torino Film Festival, ricevendo la Stella della Mole. Incontro con i giornalisti, l’attrice ha svelato retroscena inediti sulla sua carriera, a partire dal clamoroso rifiuto del ruolo in ‘9 settimane e ½’. “Ne ho parlato con la produzione per circa un anno e mezzo”, ha raccontato Bisset, “e abbiamo cercato tutti i modi possibili per evitare tutte quelle nudità verso cui non mi sentivo pronta”.
Ma non solo una questione di pudore: “Non c’era un buon feeling con Miky Rourke. Niente contro di lui, ma a volte ero intimidita dai suoi modi e ho immaginato che ci sarebbero stati dei problemi”. La decisione finale è arrivata ascoltando la musica scelta dal regista Adrian Lyne: “Lì capii che non ci saremmo mai incontrati”.
Bellezza, un dono da non esibire
Interrogata sul ruolo della sua bellezza nella sua carriera, Bisset ha risposto con la sua consueta schiettezza: “Non mi piace parlare del mio aspetto. È un argomento che trovo noioso. Secondo me è un’indecenza dire qualcosa di un dono di Dio come la bellezza”. Una dichiarazione che riflette la sua visione di una femminilità elegante e riservata.
Critica alla volgarità contemporanea
L’attrice non ha risparmiato una critica tagliente alla volgarità imperante nella società odierna: “Non amo le donne che cercano di essere provocanti a tutti i costi. C’è troppa ambiguità, e certe donne assumono atteggiamenti che provocano gli uomini”. Bisset ha poi aggiunto una metafora provocatoria: “Se un cane fa pipì sul tappeto, non lo ammazzi: gli insegni ad andare fuori”.
Il suo disappunto si estende anche all’esibizionismo sui social media: “Oggi vedo sui social un’esibizione continua: persone che ballano online, che si mostrano in abiti provocanti, a volte praticamente facendo sesso in video. Secondo me questo è un errore”.
Ricordi di set: Polanski, Newman e Comencini
Bisset ha condiviso aneddoti sui suoi illustri colleghi e registi. Su Roman Polanski ha raccontato: “In ‘Cul-de-sac’ divenni oggetto delle torture di Roman. A un certo punto mi disse che dovevo fare ‘una risata stupida’. Ero paralizzata. Non sapevo come fare”.
Di Paul Newman ha detto: “Era un uomo molto gentile e aveva un grande cuore, ma era anche timido e pessimo narratore di barzellette”. Infine, su Luigi Comencini e ‘La donna della domenica’: “Sono venuta a Roma per provare quegli abiti bellissimi e mi è piaciuto molto il rapporto di amicizia che il mio personaggio con quello di Trintignant. Sono riuscita a entrare nella dimensione di Luigi Comencini dopo aver scoperto il suo Pinocchio”.
Un’icona controcorrente
Jacqueline Bisset si conferma un’artista indipendente e una donna di principi, capace di scelte coraggiose e di un pensiero critico acuto. Le sue parole al Torino Film Festival sono un invito a riflettere sulla bellezza, la femminilità e la società contemporanea, con uno sguardo che non teme di andare controcorrente.
