L’allarme di Agnieszka Holland sull’era digitale
La celebre regista polacca Agnieszka Holland ha lanciato un allarme preoccupante sull’impatto di Internet e dei social media sulla società contemporanea. Durante una retrospettiva dedicata al suo lavoro, tenutasi tra Palazzo delle Esposizioni e Casa del Cinema a Roma, nell’ambito del CiakPolska Film Festival e della rassegna Grandi Classici del Cinema Polacco, Holland ha espresso il suo timore che questi strumenti, inizialmente visti come veicoli di democratizzazione, abbiano in realtà contribuito ad atomizzare la società, alimentando divisioni, odio e paura.
“Abbiamo sperato che Internet aprisse la strada alla democratizzazione della comunicazione e dell’istruzione, che così anche le persone non privilegiate nel mondo potessero avere lo stesso accesso alle piattaforme,” ha dichiarato Holland. “E ora vediamo che in realtà il web e i social hanno atomizzato la società, hanno causato una terribile divisione, e che l’odio e la paura sono fra i temi predominanti.”
Un cinema impegnato e coraggioso
Agnieszka Holland, classe 1948, è nota per il suo cinema profondamente umanista, che non ha mai evitato di affrontare temi dolorosi e scottanti. Dalla guerra all’Olocausto, come nel suo film candidato all’Oscar “Europa Europa”, fino ai brutali respingimenti dei migranti al confine tra la Bielorussia e la Polonia, che ha raccontato nel premiato “Green Border”, la regista ha sempre messo al centro del suo lavoro le questioni più urgenti del nostro tempo.
Il suo percorso cinematografico e di battaglie civili l’ha spesso portata in conflitto con il potere, prima con il regime sovietico e poi con i governi populisti. Il suo ultimo lungometraggio, “Franz”, un ritratto anticonvenzionale di Franz Kafka, interpretato da Idan Weiss, è stato candidato ufficiale della Polonia agli Academy Award 2026 e dovrebbe uscire nelle sale a marzo con Movies Inspired.
I rischi della tecnologia e dell’intelligenza artificiale
Guardando al presente e ai rischi per la democrazia, Holland ha sottolineato come “con lo sviluppo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, è possibile manipolare le opinioni delle persone in un modo senza precedenti”. Ha paragonato la situazione attuale all’epoca di Hitler, che “aveva solo le immagini, la stampa e la radio, ed era piuttosto efficiente con quelli, come sappiamo. Ora con mille possibilità in più, è molto facile diffondere fake news e notizie d’odio. Siamo in un mondo praticamente fuori controllo”.
Secondo la regista, l’informazione è “controllata dagli autocrati, dalle grandi aziende tecnologiche, dagli oligarchi, che praticamente possono fare di noi quello che vogliono. L’Europa è in crisi, ed uno dei motivi principali è proprio l’essere rimasta a dormire, non essersi resa conto di questo progresso così rapido”. Holland ha avvertito che “siamo indietro e dipendiamo totalmente dalle grandi società tecnologiche americane”, un cambiamento che “potrebbe condurci a una sorta di disastro totale”.
Il ruolo del cinema e la necessità di uscire dalla “zona di comfort”
Nonostante le sfide, Agnieszka Holland crede che il cinema “resta ancora un’arte potente, capace di dire qualcosa sul mondo, su noi stessi”. Tuttavia, ha lamentato che “spesso il denaro ha ‘corrotto’ noi cineasti” e che sono pochi i film che affrontano davvero i temi più attuali. Ha elogiato i documentari per il loro impegno, ma ha sottolineato la necessità che il cinema di finzione e le serie si facciano carico di queste tematiche, pur riconoscendo che questi ultimi “sono praticamente controllati non solo dal capitale privato, e dalle piattaforme, ma anche dai finanziamenti pubblici”.
Holland ha denunciato come “tutto quello che è controverso, provocatorio, sgradito a chi detiene il potere, viene immediatamente contrastato soprattutto a livello finanziario”. Ha citato l’esempio dei cineasti iraniani, che rischiano la prigione per le loro opere, e ha invitato i colleghi europei a uscire da una certa “zona di comfort, finanziaria e produttiva”. Ha concluso affermando che il cinema “da dopo il Covid, con la crisi generalizzata della distribuzione in sala, si trova a un bivio. Se vogliamo competere con piattaforme come Netflix, dobbiamo produrre film che non si vedrebbero là”.
Un appello alla responsabilità e all’innovazione nel cinema
Le parole di Agnieszka Holland risuonano come un monito urgente per il mondo del cinema e per la società nel suo complesso. La sua denuncia dell’uso distorto della tecnologia e del potere economico per manipolare l’opinione pubblica invita a una riflessione profonda sul ruolo dell’arte e dell’informazione nella difesa della democrazia. Allo stesso tempo, il suo appello a uscire dalla “zona di comfort” e a osare con produzioni controcorrente rappresenta una sfida stimolante per i cineasti europei, chiamati a reinventare il proprio linguaggio e a trovare nuove strade per raggiungere il pubblico e affrontare le questioni più scottanti del nostro tempo.
