Un ruolo centrale nel sequestro Moro
Anna Laura Braghetti, deceduta all’età di 72 anni, ha avuto un ruolo di primo piano in uno degli eventi più drammatici della storia italiana: il sequestro e l’uccisione del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Era l’intestataria dell’appartamento di via Montalcini, a Roma, dove Moro fu tenuto prigioniero per 55 giorni nel 1978. All’epoca, Braghetti, soprannominata la ‘vivandiera’, aveva 25 anni e si era unita alle Brigate Rosse da pochi mesi. Il suo compito era quello di trascrivere gli interrogatori a cui Moro fu sottoposto durante la prigionia, su ordine di Mario Moretti, insieme a Prospero Gallinari.
Dalla clandestinità alla lotta armata
Dopo l’uccisione di Moro, Anna Laura Braghetti entrò in clandestinità, diventando un membro attivo della colonna romana delle Brigate Rosse. Nel 1979, partecipò all’irruzione nella sede della Democrazia Cristiana in piazza Nicosia, durante la quale sparò contro una volante della polizia, uccidendo gli agenti Antonio Mea e Piero Ollanu. Pochi mesi dopo, nel 1980, partecipò all’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), Vittorio Bachelet, sparandogli con una calibro 32 insieme a Bruno Seghetti all’interno dell’università La Sapienza di Roma.
Arresto, condanna e redenzione
Anna Laura Braghetti fu arrestata nel maggio del 1980 e condannata all’ergastolo. Dopo 22 anni di carcere, nel 2002, ottenne la libertà condizionale. In seguito, intraprese un percorso di cambiamento, dedicandosi al sociale e cercando di lasciarsi alle spalle il passato. Lavorò per l’Arci e coordinò un progetto della Comunità Europea per il reinserimento degli ex carcerati. Nel 2005, pubblicò il libro “Il prigioniero”, in cui raccontò la sua esperienza durante il sequestro Moro, opera che ispirò il film “Buongiorno notte” di Marco Bellocchio.
Reazioni e testimonianze
La notizia della morte di Anna Laura Braghetti ha suscitato diverse reazioni. Francesca Mambro, ex militante dei Nar e co-autrice del libro ‘Nel cerchio della prigione’ con Braghetti, ha espresso il suo dolore per la perdita di una persona a lei cara, ricordandola per i suoi 30 anni di impegno verso chi soffriva. Gianluca Peciola, fratello di Braghetti, ha sottolineato come anche negli ultimi giorni fosse sempre attenta ai problemi degli altri. L’avvocato Valter Biscotti, legale dei familiari degli uomini della scorta di Moro, ha invece espresso un parere più critico, riconoscendo un percorso di ripensamento ma non di completo ravvedimento, ricordando il suo ruolo in crimini efferati come l’omicidio Bachelet.
Un bilancio complesso
La scomparsa di Anna Laura Braghetti riapre inevitabilmente il dibattito sugli anni di piombo in Italia e sul ruolo dei protagonisti di quel periodo. La sua storia, segnata da scelte violente e da un successivo impegno nel sociale, solleva interrogativi sulla possibilità di redenzione e sulla necessità di fare i conti con il passato. La sua figura rimane controversa, divisa tra il ricordo delle vittime e il tentativo di comprendere le motivazioni che spinsero una giovane donna a unirsi alla lotta armata.
