La cattura a Santa Coloma de Gramenet
La polizia spagnola ha posto fine alla fuga di un latitante italiano a Santa Coloma de Gramenet, nei pressi di Barcellona. L’uomo, ricercato per scontare una pena detentiva superiore ai dieci anni per reati contro la proprietà, aveva sviluppato un’elaborata strategia per eludere le autorità, utilizzando ben quattro identità diverse.
Mandato di arresto europeo e ordine di espulsione
Nei suoi confronti pendeva un mandato di arresto europeo, emesso dalle autorità giudiziarie italiane. Ma non solo: dopo la sua identificazione, è emerso che era anche destinatario di un ordine di espulsione risalente a quattro anni prima, emesso dalla vice prefettura di Barcellona, segno di una sua presenza radicata nel territorio spagnolo.
L’indagine e le false identità
L’arresto è stato inizialmente eseguito dai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, che avevano identificato l’uomo con documenti cileni. Tuttavia, i sospetti sulla sua reale nazionalità hanno spinto gli agenti a segnalare il caso alla polizia spagnola. Durante una successiva identificazione, il latitante ha esibito un passaporto argentino. La perquisizione ha rivelato un vero e proprio arsenale di documenti falsi: patenti e altri documenti contraffatti, corrispondenti a quattro identità diverse. Solo attraverso l’analisi delle impronte digitali si è potuti risalire alla sua vera identità e ai suoi precedenti penali in Italia.
Convalida dell’arresto e attesa dell’estradizione
L’uomo è stato quindi portato davanti all’Audiencia Nacional, il tribunale competente per i reati di estradizione, che ha convalidato l’arresto e disposto il suo trasferimento in carcere. Ora si trova in attesa dell’estradizione in Italia, dove dovrà rispondere dei reati per cui è stato condannato.
Un sistema di identificazione sempre più sofisticato
Questo caso evidenzia la crescente sofisticazione delle tecniche utilizzate dai latitanti per eludere la giustizia, ma anche l’efficacia della cooperazione internazionale tra le forze di polizia. L’utilizzo di impronte digitali e la condivisione di informazioni tra diversi paesi si confermano strumenti fondamentali per smascherare le false identità e assicurare i criminali alla giustizia.
