Un’artista “intrusa” in un museo pieno di vita
Elisa Montessori, classe 1931, si descrive come un'”intrusa” in occasione della sua nuova mostra al Museo delle Civiltà. L’artista spiega che entrare in un museo è diverso dall’entrare in una galleria, perché il museo è uno spazio “pieno di cose”, di “parole, di immagini, di vita”, richiamando il pensiero di Hannah Arendt. La sua presenza è concepita come quella di un visitatore temporaneo, che osserva e interagisce con le collezioni esistenti, lasciando “sassolini di un viaggio” personale.
Un dialogo tra Oriente e Occidente nello scalone del Palazzo delle Scienze
Le opere di Montessori sono esposte in un punto di passaggio, nelle teche attorno allo scalone del Palazzo delle Scienze, creando un dialogo con le diverse anime del museo, in particolare con quella orientale. La ricerca artistica di Montessori, fin dagli anni ’50, ha esplorato forme e stili espressivi diversi, seguendo un registro minimale e rappresentando l’influenza della fertilità culturale dell’Occidente e quella più segnica e nascosta dell’Oriente. Questa dicotomia si riflette nella scelta di esporre le sue opere in un contesto che celebra la diversità culturale e la ricchezza delle civiltà.
‘Il sogno della camera rossa’: un punto di partenza
La mostra, curata da Alessandra Mammì con Andrea Viliani e, per la selezione dei manufatti cinesi, Pierfrancesco Fedi e Loretta Paderni, prende il nome e comincia da un libro, ‘Il sogno della camera rossa’, romanzo del 1792 di Cao Xueqin. Questo romanzo, donato a Montessori dall’ex marito Mario Tchou, è un’opera erotica che narra di vita, arte e abitudini dell’aristocrazia cinese del tempo. Montessori ha reinterpretato il romanzo in un quadernetto dallo stesso titolo, posizionato nella stessa teca, contrapponendo una forma di mistero alla sensualità sfrenata del romanzo originale. Questo quaderno, “delicatissimo da sfogliare”, rappresenta un punto di incontro tra la cultura orientale e la sensibilità artistica di Montessori.
Mosaici, dipinti e poesie: l’universo espressivo di Elisa Montessori
La mostra presenta una serie di mosaici, dipinti, disegni e opere in tecniche miste, che rivelano la precisione spesso astratta del segno di Montessori. Nelle opere si leggono diverse poesie amate dall’artista, soprattutto a firma di Marianne Moore. La mostra è stata organizzata in occasione dell’acquisizione da parte del museo del dipinto ‘Il paesaggio della Manciuria’ del 1982, presentato da Montessori alla 40esima Biennale di Venezia. Questo dipinto rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’interesse di Montessori per la cultura orientale e del suo impegno nel creare un dialogo tra Oriente e Occidente attraverso l’arte.
Un’artista senza tempo
La mostra di Elisa Montessori al Museo delle Civiltà è un’occasione unica per apprezzare il lavoro di un’artista che ha saputo attraversare il Novecento e giungere fino ai giorni nostri con una freschezza e una curiosità invidiabili. La sua capacità di dialogare con le culture diverse e di reinterpretare le forme espressive tradizionali la rende una figura di spicco nel panorama artistico italiano e internazionale.
