La denuncia di Yulia Navalnaya

Yulia Navalnaya, vedova del leader dell’opposizione russa Alexey Navalny, ha lanciato pesanti accuse contro il presidente Vladimir Putin, sostenendo che il marito sia stato avvelenato. In un video diffuso online, Navalnaya ha dichiarato che due laboratori situati in “Paesi diversi” hanno giunto alla stessa conclusione: Alexey Navalny è stato vittima di avvelenamento. Sebbene non abbia specificato quali laboratori abbiano condotto le analisi né quale sostanza tossica sia stata rilevata, Navalnaya ha affermato che il “materiale biologico” è stato portato al sicuro all’estero.

Richiesta di trasparenza e accuse dirette

Navalnaya ha esortato alla pubblicazione dei risultati delle analisi effettuate subito dopo la morte di Navalny, avvenuta in circostanze poco chiare in un carcere nell’Artico russo nel febbraio 2024. “Sono di importanza pubblica e devono essere resi noti, noi tutti meritiamo di sapere la verità”, ha affermato, accusando direttamente Putin di essere responsabile della morte del marito. Ha inoltre pubblicato immagini della cella di Navalny subito dopo il decesso, mostrando una pozza di vomito sul pavimento, e ha riferito che, secondo testimonianze di dipendenti della colonia penale “Lupo Polare”, l’oppositore avrebbe avuto forti convulsioni prima di morire.

Omessa assistenza medica e sparizione di prove

La vedova Navalnaya ha denunciato la mancanza di cure adeguate per il marito, affermando che non è stato nemmeno portato in infermeria. Ha inoltre segnalato la scomparsa dei video delle telecamere di sorveglianza del carcere relativi al giorno della morte di Navalny, sollevando ulteriori interrogativi sulle circostanze del decesso. Il Cremlino, per il momento, non ha rilasciato commenti ufficiali in merito alle accuse.

Il passato di Navalny e i sospetti di avvelenamento

Alexey Navalny era una figura di spicco dell’opposizione russa, noto per le sue inchieste sulla corruzione e per le proteste contro il governo di Putin. Nel 2020, Navalny fu curato in Germania per un sospetto avvelenamento con l’agente nervino Novichok, attribuito ai servizi segreti russi. Nonostante il rischio di arresto, Navalny tornò in Russia nel gennaio 2021, dove fu immediatamente arrestato e successivamente condannato a 19 anni di reclusione con accuse di “estremismo”. Anche dalla prigione, continuò a criticare Putin e l’aggressione militare contro l’Ucraina.

Le indagini di The Insider e le incongruenze

Un anno fa, la testata The Insider pubblicò un’inchiesta basata sull’analisi di “centinaia di documenti legati alla morte” di Navalny. Secondo il giornale, i documenti dimostrerebbero che “le autorità russe hanno rimosso in maniera consistente i riferimenti ai sintomi di cui i medici della prigione avevano notato soffriva Navalny”, sintomi che, secondo The Insider, “indicherebbero chiaramente che Navalny è stato avvelenato”. In particolare, sarebbero state eliminate le informazioni relative a dolori di stomaco, vomito e convulsioni che Navalny avrebbe manifestato prima di perdere conoscenza.

Un quadro complesso e inquietante

Le accuse di Yulia Navalnaya gettano una luce ancora più oscura sulla morte di Alexey Navalny, figura simbolo dell’opposizione russa. La sua scomparsa, avvenuta in circostanze poco chiare e con il sospetto di un coinvolgimento diretto del Cremlino, rappresenta un duro colpo per la democrazia e i diritti umani in Russia. La richiesta di trasparenza avanzata da Navalnaya è fondamentale per fare luce sulla verità e per rendere giustizia a un uomo che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la corruzione e l’autoritarismo.

Di atlante

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