Un anniversario che celebra un’eredità senza tempo
I Pink Floyd, pur essendo inattivi come gruppo dal 1994, con l’ultima pubblicazione “Endless River” nel 2014, continuano a esercitare un fascino irresistibile sui fan. La riedizione di “Pink Floyd At Pompeii” ha recentemente scalato le classifiche italiane, dimostrando come anche la loro fase psichedelica-sperimentale mantenga un forte appeal. “Wish You Were Here”, uscito originariamente nel 1975, rappresenta un capitolo fondamentale nella loro discografia, seguendo il successo planetario di “The Dark Side of The Moon”.
La genesi travagliata di un capolavoro
La creazione di “Wish You Were Here” fu segnata da tensioni, difficoltà, ma anche da intuizioni futuribili e crisi profonde. L’album è un tributo a Syd Barrett, il fondatore della band, la cui salute mentale lo portò ad allontanarsi dal gruppo. La maestosa “Shine On You Crazy Diamond” è universalmente riconosciuta come una delle più grandi canzoni sulla follia. Durante le registrazioni, l’apparizione improvvisa di Barrett negli studi di Abbey Road, trasformato e irriconoscibile, aggiunse un elemento di struggente malinconia all’atmosfera.
Un incontro surreale e il peso del ricordo
Il 5 giugno 1975, mentre i Pink Floyd incidevano “Shine On You Crazy Diamond”, un uomo sovrappeso, rasato e con una busta di plastica in mano, fece il suo ingresso nello studio. Nessuno lo riconobbe subito, ma David Gilmour realizzò che si trattava di Syd Barrett. L’incontro fu breve e doloroso, con Barrett apparentemente distante e incapace di cogliere il tributo che gli veniva reso. Waters lo rivide solo una volta, anni dopo, prima della sua morte nel 2006. Questo episodio segnò profondamente i membri della band, alimentando il rimpianto e la malinconia che permeano l’album.
Il rapporto con il mercato e l’iconica copertina
Oltre al tributo a Barrett, “Wish You Were Here” esplora il rapporto tra gli artisti e il mondo del business. La copertina, firmata da Storm Thorgerson e Aubrey “Po” Powell dello studio Hipgnosis, rappresenta questa tematica attraverso l’immagine di due uomini che si stringono la mano, mentre uno dei due è avvolto dalle fiamme. La foto, realizzata con stuntmen e fiamme reali, simboleggia l’artista che rischia di essere “bruciato” dalla stretta di mano con il mondo degli affari.
Un successo tardivo e un’eredità duratura
Inizialmente accolto con tiepide recensioni dalla critica, “Wish You Were Here” con il tempo è stato riconosciuto come uno degli album più importanti della storia del rock. Le intuizioni musicali e concettuali contenute in questo lavoro hanno influenzato generazioni di musicisti e continuano a risuonare nell’immaginario collettivo. A 50 anni dalla sua uscita, “Wish You Were Here” rimane un’opera potente e commovente, capace di evocare emozioni profonde e di far riflettere sulla fragilità umana e sulla complessità del mondo dell’arte.
Un album che parla al cuore
“Wish You Were Here” è più di un semplice album: è un’esperienza emotiva intensa. La capacità dei Pink Floyd di trasformare le proprie difficoltà personali e le proprie riflessioni in musica universale è ciò che rende questo disco un capolavoro senza tempo. La sua rilevanza oggi, a 50 anni dalla sua pubblicazione, testimonia la forza della musica di toccare le corde più profonde dell’animo umano.
