Un cambiamento di mentalità: l’accettazione dei capelli naturali

Mouna Jebali, con una cuffia protettiva, varca la soglia di un salone specializzato in capelli ricci, un gesto che simboleggia un cambiamento profondo nella percezione della bellezza in Tunisia. La sua storia è emblematica di una tendenza in crescita: l’abbandono della piastra e l’accettazione dei capelli naturali. Per anni, Mouna, come molte altre donne tunisine, ha subito la pressione di lisciare i suoi capelli, percepiti come ‘non acconciati’ o inadatti. La nascita di suo figlio, con i capelli ricci, ha rappresentato un punto di svolta, spingendola ad abbracciare la sua autenticità e a liberarsi dagli standard di bellezza imposti.

La piastra: una pratica radicata e le sue conseguenze

In Tunisia, come in tutto il Nord Africa, la piastra è una pratica ampiamente diffusa per domare i capelli mossi, ricci o crespi. Questa abitudine, spesso imposta da convenzioni sociali, ha portato molte donne a interiorizzare l’idea che i capelli ricci siano sinonimo di trascuratezza o inadeguatezza professionale. Tuttavia, la crescente consapevolezza dei danni causati dai prodotti liscianti, evidenziati da studi come quello del National Institute of Health americano che associa il loro uso a un aumento del rischio di cancro all’utero, sta contribuendo a invertire questa tendenza.

La rivoluzione del 2011 e la visibilità dei capelli ricci

Il vento di libertà che ha soffiato sulla Tunisia dopo la rivoluzione del 2011 ha contribuito a dare maggiore visibilità ai capelli ricci. Tuttavia, per molte donne, la piastra rimane un passaggio obbligato prima di eventi formali. Dhouha Mechergui, co-fondatrice di Pineapple Studio, il primo salone specializzato in Tunisia, ricorda le ‘battaglie’ con cugine e amiche prima delle celebrazioni dell’Eid, quando le madri lisciavano i loro capelli con prodotti chimici. Passare al naturale richiede ‘coraggio’, afferma Dhouha, sottolineando come a volte debba fare da ‘psichiatra’ per le clienti indecise.

Texturismo e discriminazione: una questione di identità

Nawal Benali, creatrice del podcast ‘Is It Here?’, affronta il tema del razzismo in Nord Africa, evidenziando come le ingiunzioni a lisciare i capelli siano legate al ‘texturismo’, una forma di discriminazione basata sulla texture dei capelli. Secondo Nawal, più ci si allontana da una texture ‘afro’ o ‘crespa’, più si è socialmente accettati, in base a criteri derivati da ciò che si intende per decoro nel mondo occidentale bianco. L’idea è quella di cancellare le asperità indigene africane, un requisito imposto soprattutto nel mondo del lavoro.

Un mercato in crescita: l’ascesa dei marchi specializzati

Sirine Cherif, co-fondatrice del primo marchio tunisino di prodotti per capelli ricci nel 2021, Kamaana (‘come sono’ in arabo tunisino), testimonia un cambiamento ‘radicale’. Dopo la nascita di Kamaana, diversi marchi tunisini hanno lanciato le loro linee per capelli ricci, creando un mercato redditizio. Sirine Cherif si dice orgogliosa di aver incoraggiato le persone a essere se stesse, ad abbracciare la propria bellezza naturale, e vanta un aumento del fatturato dal 35 al 42% all’anno. L’obiettivo è chiaro: ‘Vogliamo creare una rivoluzione nei ricci!’

Riflessioni sulla ‘rivoluzione dei ricci’ tunisina

La ‘rivoluzione dei ricci’ in Tunisia rappresenta un cambiamento culturale significativo, un’affermazione di identità e un rifiuto degli standard di bellezza imposti. Questo movimento, sostenuto da una crescente consapevolezza dei danni causati dai trattamenti chimici e da un desiderio di autenticità, sta aprendo nuove opportunità economiche e sociali, promuovendo un’immagine più inclusiva e diversificata della bellezza tunisina.

Di davinci

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