Un amore nato con Mary Poppins e consacrato in Italia
Rupert Everett, l’attore inglese noto per la sua versatilità e il suo fascino, ha rivelato in un’intervista all’ANSA le sue grandi passioni: Shakespeare, l’Italia e Oscar Wilde. Un amore, quello per il mondo dello spettacolo, nato da bambino con il film “Mary Poppins”: “Volevo essere Julie Andrews – racconta – Mary Poppins è stato il mio film del cuore, quello determinante per me”.
Il suo rapporto speciale con l’Italia si è consolidato nel tempo, fin dai tempi di “Another Country” e “Ballando con uno sconosciuto”, passando per Rosi e Montaldo, fino ad arrivare a Giulio Base, che lo ha voluto nel ruolo di Caifa nel film “Il Vangelo di Giuda”, presentato al festival di Locarno fuori concorso.
La delusione per ‘Emily in Paris’ e il coming out negli anni ’90
Non sono mancati momenti di delusione nella sua carriera, come quando è stato escluso dalla serie “Emily in Paris” dopo aver girato una scena: “Ho girato una scena nell’ultima stagione e mi hanno detto: ‘Ci sentiamo l’anno prossimo’. Ho aspettato che mi chiamassero, ma alla fine la telefonata non è mai arrivata e mi hanno semplicemente licenziato. Per me è stata una tragedia. Sono stato a letto per due settimane perché non riuscivo a superarlo”, spiega Everett.
L’attore ha anche ricordato il clamore suscitato dal suo coming out nei primi anni ’90: “Ebbe clamore sì e portò pregiudizio, non è stato facile andare avanti nella carriera, essere apertamente gay in un ambiente ipocrita come era ancora di più in quegli anni, mi ha tagliato fuori da molti lavori”. Nonostante le difficoltà, Everett non si è mai pentito della sua scelta, preferendo vivere apertamente la sua identità.
Un bulimico di lavoro e l’amore per i personaggi storici
Everett si definisce un bulimico di lavoro, spaziando tra teatro, televisione, cinema e scrittura. “Da giovane non ero così, ero ozioso. Il mio consiglio è che un attore giovane deve lavorare sempre, la carriera è un up and down e tu devi sempre fare sforzi per esserci, io ne faccio ora più di prima, ma sbagliavo”.
L’attore ha espresso la sua gratitudine per l’amore che l’Italia ha per lui, ricordando film come “Gli occhiali d’oro” di Giuliano Montaldo e “Cronaca di una morte annunciata” di Francesco Rosi, che hanno contribuito ad aumentare la sua popolarità negli anni ’80. Everett si è detto anche onorato di aver ispirato Tiziano Sclavi per i tratti di Dylan Dog, che lo portarono poi ad interpretare Dellamorte Dellamore nel film di Michele Soavi.
Quando si tratta di scegliere un nuovo progetto, Everett si lascia guidare dall’ambientazione storica: “Io vado pazzo per questo, la cosa che mi piace di più che sia teatro o cinema o televisione è scoprire la verità storica di un personaggio, il contesto, l’epoca”.
Oscar Wilde, un modello di culto
Un posto speciale nel cuore di Rupert Everett è occupato da Oscar Wilde, un autore britannico perseguitato per la sua omosessualità nell’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento. Per Everett, Wilde è una figura quasi cristologica, un modello di culto. “Ho dedicato tantissimo a lui, in The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde nel 2018 ho scritto, diretto e interpretato la storia dei suoi ultimi anni nell’esilio di Parigi e il mio sogno, cui lavoro sempre, è di fare ancora un nuovo film su di lui”.
Un artista poliedrico che continua a emozionare
Rupert Everett è un artista poliedrico che, nonostante le difficoltà incontrate nel corso della sua carriera, continua a emozionare il pubblico con la sua passione e il suo talento. Il suo amore per l’Italia, per la storia e per figure come Oscar Wilde lo rendono un interprete unico e affascinante.
