L’espulsione da Israele

Don Nandino Capovilla, noto parroco di Marghera ed attivista per la pace, è stato bloccato all’aeroporto di Tel Aviv ed espulso da Israele. Le autorità israeliane hanno motivato il provvedimento con ragioni di “pubblica sicurezza”, senza fornire ulteriori dettagli. L’espulsione ha suscitato vive reazioni e pone interrogativi sulla libertà di movimento e di espressione in un’area geopoliticamente delicata come quella israelo-palestinese.

La denuncia di Don Capovilla: “Siamo di fronte a un genocidio”

In un’intervista rilasciata al blog “Tra cielo e Terra”, Don Capovilla ha espresso la sua profonda preoccupazione per la situazione in Palestina. “Noi ci dobbiamo convincere che non è che tutto quello che Israele dice dobbiamo accettarlo”, ha affermato il sacerdote, criticando quella che definisce “la nostra pessima abitudine di dire ‘eh, va beh…è l’autodifesa’”. Don Capovilla ha poi aggiunto: “Siamo arrivati a un genocidio… come è possibile che possiamo pensare ci sia l’uccisione delle persone in fila per il pane?”. Parole forti che denunciano una situazione umanitaria drammatica e mettono in discussione la narrazione dominante sul conflitto israelo-palestinese.

Il futuro incerto per l’attivismo in Palestina

L’espulsione da Israele comporta per Don Capovilla il divieto di ingresso non solo in Israele, ma anche in Palestina. “Questa decisione prevede che se io voglio ritornare devo fare richiesta specifica e verrò valutato in base a delle condizioni… Questo ‘deny to entry’ è un provvedimento molto pesante. Sarebbe definitivo”, ha spiegato il sacerdote. Una misura che rischia di limitare fortemente la sua attività di sostegno e solidarietà al popolo palestinese, in un momento in cui il bisogno di testimonianze e di impegno civile è più forte che mai.

Le reazioni e il contesto internazionale

L’espulsione di Don Capovilla si inserisce in un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni e da un dibattito sempre più acceso sulla questione palestinese. Diverse organizzazioni umanitarie e movimenti per la pace hanno espresso solidarietà al sacerdote, denunciando il provvedimento come un attacco alla libertà di espressione e al diritto di critica nei confronti delle politiche israeliane. La vicenda solleva interrogativi sul ruolo della comunità internazionale e sulla necessità di un impegno più deciso per la tutela dei diritti umani e la promozione di una soluzione giusta e duratura al conflitto israelo-palestinese.

Una voce scomoda in un contesto complesso

L’espulsione di Don Nandino Capovilla da Israele evidenzia la complessità e la delicatezza del conflitto israelo-palestinese. Le sue parole, forti e dirette, rappresentano una voce critica che mette in discussione le narrazioni ufficiali e richiama l’attenzione sulla sofferenza del popolo palestinese. In un contesto in cui le posizioni si radicalizzano sempre più, è fondamentale ascoltare e dare spazio a voci come quella di Don Capovilla, che con coraggio e umanità si impegnano per la pace e la giustizia.

Di veritas

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