Fine dello stato d’emergenza e tensioni interne
L’esercito israeliano (Idf) ha annunciato la cancellazione dello stato d’emergenza bellica, in vigore dal 7 ottobre, che prevedeva l’estensione obbligatoria del servizio di riserva per i soldati di leva regolare. Questa decisione porta a un alleggerimento del personale militare e a una riduzione dell’esercito regolare nelle prossime settimane. Tuttavia, questa notizia giunge in un momento di forte tensione politica interna, con l’entourage del premier Benjamin Netanyahu che ha espresso una dura presa di posizione nei confronti del capo di stato maggiore Eyal Zamir, suggerendo le dimissioni qualora non fosse d’accordo con l’occupazione di tutta Gaza.
La decisione di occupare Gaza: una fuga di notizie
Secondo il notiziario più seguito in Israele, una ‘fonte importante’ dell’ufficio del premier ha rivelato che è stata presa la decisione di occupare la Striscia di Gaza. La motivazione principale è che Hamas non rilascerà altri ostaggi senza una resa totale. La fonte ha aggiunto che, in caso di mancata azione, i rapiti moriranno di fame e la Striscia rimarrà sotto il controllo dei terroristi. Sebbene non ci sia ancora un annuncio ufficiale, la fuga di notizie suggerisce che la decisione è stata approvata ai più alti livelli.
Appoggio USA e disaccordo interno
Ynet riporta che Benjamin Netanyahu ha ricevuto il via libera da Donald Trump per lanciare un’operazione contro Hamas. Dopo la visita dell’inviato speciale Steve Witkoff, Washington e Gerusalemme avrebbero concordato che l’organizzazione terroristica non è intenzionata a un accordo. Tuttavia, il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha espresso preoccupazioni riguardo alla fattibilità di un’operazione di conquista dell’enclave, avvertendo che richiederebbe anni. La risposta dell’entourage del premier è stata dura, suggerendo le dimissioni di Zamir se non fosse d’accordo con la linea del governo. Alcuni commentatori ritengono che questa possa essere una tattica negoziale per aumentare la pressione su Hamas.
La posizione di Hamas e le prossime mosse
Gli analisti sostengono che Hamas non ha più nulla da perdere. Netanyahu dovrebbe presentare una proposta formale al gabinetto di sicurezza, ordinando all’Idf di conquistare la Striscia, sconfiggere Hamas e liberare gli ostaggi. Questa decisione sembra essere l’unica opzione rimasta dopo lo stallo dei colloqui e le ultime dichiarazioni del gruppo fondamentalista. Lo scontro tra i vertici politici e militari sulla strategia da adottare nella Striscia rappresenta una sfida per l’esecutivo. Mentre i ministri dell’ultradestra spingono per la conquista dell’enclave, Tsahal è consapevole delle difficoltà sul terreno, tra miliziani motivati e operazioni di guerriglia. Inoltre, i soldati israeliani combattono da quasi due anni, con numerosi richiami consecutivi.
La crisi umanitaria e le reazioni internazionali
Netanyahu ha assicurato agli Stati Uniti che consentirà il passaggio di aiuti umanitari per i civili. Tuttavia, coordinare operazioni militari e distribuzione di aiuti alimentari non sarà facile. Cresce la preoccupazione in Israele dopo la diffusione di video che mostrano ostaggi in condizioni fisiche precarie. La Croce Rossa internazionale e l’Oms hanno lanciato un appello per il rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi, chiedendo che vengano evitate tutte le forme di esposizione che li umiliano. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar è partito per New York, dove l’Onu terrà una sessione speciale sui rapiti.
Turbolenze politiche interne e pressioni esterne
Il governo israeliano ha votato per il siluramento della procuratrice generale Gali Baharav-Miara, ma la decisione è stata sospesa dalla Corte Suprema. Decine di ex capi del Mossad, dello Shin Bet e dell’Idf hanno chiesto la fine della guerra in un video, mentre 600 ex funzionari israeliani della sicurezza hanno scritto a Trump chiedendo sostegno per la fine del conflitto. L’amministrazione americana ha annunciato che negherà gli aiuti federali per le catastrofi naturali agli stati e alle città Usa che boicottano le aziende israeliane.
Implicazioni di una possibile occupazione di Gaza
La decisione di occupare Gaza rappresenta un punto di svolta nel conflitto israelo-palestinese. Se da un lato risponde all’esigenza di liberare gli ostaggi e neutralizzare Hamas, dall’altro potrebbe innescare una spirale di violenza e instabilità ancora più profonda. La comunità internazionale dovrà monitorare attentamente la situazione, garantendo il rispetto dei diritti umani e promuovendo una soluzione politica duratura che tenga conto delle esigenze di entrambe le parti.
