Tensioni e chiarimenti alla vigilia del Premio Strega
Nella suggestiva cornice del Giardino delle Tartarughe a Roma, la cena di gala che precede la 79esima edizione del Premio Strega è stata l’occasione per stemperare le recenti polemiche tra la Fondazione Bellonci e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Il direttore della Fondazione, Stefano Petrocchi, ha voluto rassicurare gli animi, sottolineando come i libri dei finalisti siano stati regolarmente inviati al ministro, il quale ha prontamente ringraziato tramite il suo ufficio da Berlino. Questo gesto distensivo giunge dopo le dichiarazioni del ministro, che, ironizzando sulla mancata ricezione dei volumi, si era definito “nemico della Domenica” anziché “Amico della Domenica”, in riferimento al ruolo tradizionale dei giurati del premio.
Ipotesi Cinecittà per il futuro del Premio
Un altro tema caldo emerso durante la serata riguarda il possibile trasferimento della finale del Premio Strega a Cinecittà a partire dal 2026. Petrocchi, pur non volendo approfondire eccessivamente la questione, ha ricordato come nel 2022 il Premio Strega Giovani si sia già svolto negli studi cinematografici, evidenziando l’interesse a portare il premio in contesti diversi e periferici. Ha inoltre precisato che la concessione del luogo in cui si svolge la cerimonia viene rinnovata annualmente. Storicamente, il Premio Strega si è tenuto al Ninfeo dal 1953 al 1962 e, successivamente, nel Giardino centrale del Museo etrusco di Villa Giulia a Roma, fatta eccezione per la 70esima edizione all’Auditorium Parco della Musica.
Il mondo culturale in fermento: voci e opinioni
Le voci del mondo culturale presente alla cena di gala hanno espresso diverse opinioni sulla situazione. Stefano Mauri, presidente e Ad del Gruppo Mauri Spagnol, ha manifestato preoccupazione per i numerosi “incidenti diplomatici” tra il governo e il mondo della cultura, auspicando una maggiore comprensione reciproca, con la Costituzione come punto di riferimento. Enrico Selva Coddè, amministratore delegato e vicepresidente di Mondadori Libri, ha preferito non commentare.Elisabetta Rasy, seduta al tavolo Rizzoli con Dacia Maraini, ha affermato che “lo Strega senza polemiche non è più il Premio Strega”, aprendo al contempo alla possibilità di alternare la location tra il Ninfeo e Cinecittà. Dacia Maraini, invece, si è detta contraria a un cambiamento di sede, sottolineando la tradizione e l’importanza del Ninfeo come luogo simbolo per la comunità letteraria. Ha inoltre espresso preoccupazione per i tagli al cinema.Massimo Turchetta, editore e direttore generale Rizzoli, ha ricordato come gli investimenti in cultura generino un ritorno economico significativo, auspicando un aumento dei finanziamenti anziché tagli. Rappresentanti di Feltrinelli hanno preferito non rilasciare commenti.
Un premio tra tradizione e innovazione
Il Premio Strega, da sempre un punto di riferimento nel panorama letterario italiano, si trova a un bivio. Da un lato, la sua lunga storia e la forte identità legata al Ninfeo ne fanno un simbolo di continuità e tradizione. Dall’altro, l’apertura a nuove location come Cinecittà potrebbe rappresentare un’opportunità per avvicinare il premio a un pubblico più ampio e diversificato. Al di là delle polemiche, è fondamentale che il Premio Strega continui a promuovere la cultura e la letteratura italiana, sostenendo gli autori e stimolando il dibattito intellettuale nel paese.
