Un’accusa pesante nel cuore del processo

A Tempio Pausania, il processo per stupro di gruppo che vede imputati Ciro Grillo, Francesco Corsiglia, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta è giunto alle sue fasi conclusive. Dopo le richieste di condanna a 9 anni per tutti e quattro gli imputati avanzate dall’accusa, ha preso la parola l’avvocata Giulia Bongiorno, che insieme al collega Dario Romano rappresenta la studentessa italo-norvegese, principale accusatrice. Le sue parole sono state un’affilata denuncia: “In questo processo emerge una concezione della donna il cui consenso vale zero”.

La difesa della vittima: un intervento appassionato

L’intervento di Giulia Bongiorno davanti al collegio del tribunale presieduto dal giudice Marco Contu è stato particolarmente incisivo. Riferendosi alla sua assistita, ha dichiarato: “Viene definita ripetutamente negli atti tr… non perché lo è ad inizio serata, ma perché lo diventa dopo la vodka”. L’avvocata ha poi sottolineato la durezza del processo per la giovane, evidenziando come sia stata sottoposta a un estenuante interrogatorio: “Questo processo resterà nella storia giudiziaria per le 1.675 domande che sono state poste alla mia assistita durante il suo esame. La ragazza ha retto e ha risposto sempre in modo coerente”.

La foto incriminata e l’annullamento della volontà

Un momento particolarmente toccante dell’intervento di Bongiorno è stato quando ha mostrato una foto scattata dagli imputati, che li ritrae nudi vicino al viso dell’amica della studentessa mentre dormiva su un divano. Un’immagine che, secondo l’avvocata, simboleggia l’assoluta mancanza di rispetto per la volontà della vittima: “Per i ragazzi non importa che lei non volesse avere nessun tipo di rapporti. La sua volontà non viene presa in considerazione, vale zero”.

L’attesa della sentenza e l’importanza della verità

Al termine dell’udienza, parlando con i giornalisti, Giulia Bongiorno ha espresso la sua vicinanza alla sua assistita: “È un momento importante per la mia assistita, perché questo processo è stato impegnativo, sofferto e il fatto che ci sia stata questa requisitoria e il mio intervento oggi, significa che si sta avvicinando la conclusione. Lei segue da lontano, non pensate che non stia soffrendo e che non stia ogni istante della sua vita in attesa di questa decisione, però almeno vediamo la fine”.

L’avvocata ha poi chiarito la posizione della parte civile: “Le parti civili non fanno mai commenti sulla pena, l’importante è che il pubblico ministero, in modo lucido, abbia ricostruito nei dettagli i fatti. Per noi quello che è importante è che sia affermata la verità, il tema pena non ci riguarda, ci interessa il tema responsabilità”.

Riflessioni su consenso e responsabilità

Le parole dell’avvocata Bongiorno sollevano questioni fondamentali sul concetto di consenso e sulla responsabilità individuale. Il processo di Tempio Pausania, al di là dell’esito giudiziario, rappresenta un’occasione per riflettere su come la società percepisce e rispetta la volontà delle donne, e su quanto ancora ci sia da fare per garantire che il consenso sia sempre al centro di ogni interazione.

Di veritas

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