Le argomentazioni della difesa
L’avvocata Vittoria Garbarini, difensore di Ahmed Mustak, ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito, accusato dell’omicidio della moglie Sharmin Sultana, avvenuto a Genova nel marzo 2023. Secondo la difesa, a carico di Mustak ci sarebbero “solo indizi nemmeno gravi, precisi e concordanti”, insufficienti a provare la sua colpevolezza per omicidio volontario. In subordine, l’avvocata ha proposto la derubricazione del reato a omicidio preterintenzionale.
La richiesta di condanna del PM e il movente
Nella precedente udienza, il pubblico ministero Marcello Maresca aveva chiesto la condanna di Mustak a 24 anni di reclusione. L’accusa sostiene che l’uomo abbia ucciso la moglie a causa della sua eccessiva presenza sui social media e della sua volontà di trovare lavoro per emanciparsi. Proprio il giorno in cui è stata trovata morta, Sharmin Sultana aveva un colloquio di lavoro fissato.
Le versioni contrastanti di Mustak
Inizialmente, Mustak aveva dichiarato che si trattava di un suicidio. Successivamente, ha cambiato versione, parlando di un incidente. Secondo il racconto dell’operaio, la moglie lo avrebbe aggredito e, nel tentativo di difendersi, l’avrebbe involontariamente fatta cadere, causandole un trauma cranico fatale. Mustak ha poi ammesso di aver cucinato la cena per i figli con il cadavere in casa e di aver inscenato il suicidio per paura delle conseguenze.
Attesa per la sentenza
La sentenza del processo è prevista per il 27 maggio. L’esito del giudizio è atteso con grande interesse, in un caso che ha scosso l’opinione pubblica e sollevato interrogativi sulla violenza di genere e sui femminicidi.
Riflessioni sul caso
Il caso di Sharmin Sultana mette in luce la complessità dei processi per femminicidio, dove spesso le prove sono circostanziali e le versioni dei fatti contrastanti. La decisione del tribunale dovrà bilanciare attentamente le argomentazioni della difesa con le prove presentate dall’accusa, cercando di fare luce su una vicenda tragica e dolorosa.
