La nuova ipotesi dell’Espresso: un impatto con un caccia americano

A distanza di oltre quarant’anni dalla tragedia, una nuova inchiesta giornalistica pubblicata dall’Espresso getta una luce diversa sulle cause della strage di Ustica. L’inchiesta, anticipata nell’editoriale del direttore Emilio Carelli, ipotizza che il DC-9 precipitato nel Tirreno il 27 giugno 1980 non sia stato abbattuto da un missile o da un’esplosione interna, come si è a lungo creduto, ma dall’impatto con un caccia americano impegnato nell’inseguimento di un Mig libico.
“I resti dell’aereo, la perizia tecnica e le testimonianze tutte ci portano verso un’unica, ineluttabile conclusione: il DC-9, subito prima della sua tragica caduta, fu centrato da un caccia americano, impegnato nell’inseguimento di un Mig libico”, scrive Carelli, aprendo nuovi scenari su una delle pagine più oscure della storia italiana.

Le prove e gli indizi: la punta deformata dell’ala e il contenitore di carburante

L’inchiesta dell’Espresso si basa su una serie di elementi e indizi che sembrano avvalorare l’ipotesi dell’impatto con un caccia americano. Tra questi, spicca la punta deformata dell’ala destra del DC-9, un chiaro segnale, secondo gli esperti, dell’urto con un oggetto solido. A questo si aggiunge il ritrovamento, accanto al relitto dell’aereo, di un contenitore di carburante in dotazione ai velivoli americani, con la punta azzurra, simile a quelli usati dai caccia della portaerei Saratoga della US Navy, presente nel Tirreno quella notte.
Questi particolari, uniti ad altri dati emersi nel corso dell’inchiesta, portano a “ripensare e a riscrivere la narrazione che ha circondato la strage di Ustica per oltre quarant’anni”, sottolinea Carelli.

L’associazione dei familiari delle vittime: “Conclusioni compatibili con la nostra convinzione”

L’associazione dei familiari delle vittime del volo Bologna-Palermo, presieduta da Daria Bonfietti, ha espresso “un sentito apprezzamento per i giornalisti che continuano ad interessarsi della vicenda”. Bonfietti ha precisato che l’associazione ha sempre ritenuto come verità sulla tragedia le conclusioni della sentenza ordinanza del giudice Priore, che ha affermato che il DC9 è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea. “Noto quindi, a una prima lettura, che anche le conclusioni dell’articolo citato sono pienamente compatibili che questa nostra convinzione”, ha aggiunto Bonfietti.

L’ombra dell’insabbiamento e la scomparsa di documenti vitali

Un elemento chiave dell’inchiesta dell’Espresso è la denuncia dell’insabbiamento sistematico di informazioni e della cancellazione di dati che avrebbero potuto gettare luce sulla strage di Ustica. “La verità, purtroppo è che molte delle prove che avrebbero potuto chiarire definitivamente i contorni di quella notte sono semplicemente scomparse”, scrive il direttore Carelli. “Documenti vitali, registrazioni e rapporti sono stati occultati nel silenzio assordante di una verità che qualcuno, evidentemente, ha tentato di nascondere”.
L’inchiesta punta il dito sull’occultamento di informazioni relative a un episodio di portata internazionale in cui l’Italia è stata, suo malgrado, coinvolta.

Un nuovo capitolo nella ricerca della verità

La nuova inchiesta dell’Espresso sulla strage di Ustica riapre un capitolo doloroso della storia italiana, offrendo una prospettiva alternativa sulle cause della tragedia. Sebbene l’ipotesi dell’impatto con un caccia americano necessiti di ulteriori approfondimenti e conferme, l’inchiesta solleva interrogativi importanti e pone l’accento sulla necessità di fare piena luce su una vicenda ancora avvolta nel mistero. L’insabbiamento di prove e la scomparsa di documenti vitali, denunciati dall’Espresso, rappresentano un ostacolo significativo alla ricerca della verità e richiedono un impegno maggiore da parte delle istituzioni per garantire giustizia alle vittime e ai loro familiari.

Di veritas

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