Un’intera comunità in lutto

La piazza di Misilmeri era gremita, un mare di persone silenziose e addolorate. La chiesa di San Giovanni Battista, incapace di contenere l’immensa folla, ha accolto la salma di Sara Campanella, la giovane studentessa universitaria vittima di femminicidio. La comunità si è stretta attorno alla famiglia, devastata da un dolore inconsolabile.

Un corteo silenzioso e commovente

Il corteo funebre, partito dalla chiesa delle Anime Sante, dove era stata allestita la camera ardente, è stato un momento di profonda commozione. La bara bianca, portata a spalla, ha attraversato la piazza in un silenzio assordante, interrotto solo da singhiozzi soffocati. I giovani, indossando magliette bianche con la scritta nera ‘No Violenza’, hanno espresso il loro rifiuto per ogni forma di prevaricazione e sopraffazione.

Simboli di amore e ribellione

I familiari di Sara hanno portato con sé una sua fotografia, un’immagine sorridente che contrasta violentemente con la tragedia. Accanto alla foto, un palloncino rosa a forma di cuore con la frase preferita dalla giovane: “Mi amo troppo per stare con chiunque”. Un messaggio di amore per sé stessi, un grido di ribellione contro chi pensa di poter disporre della vita altrui.

Un applauso liberatorio

Quando la bara bianca ha iniziato a salire i gradini della chiesa madre, un applauso è esploso, liberatorio e carico di dolore. Un tributo a Sara, un addio commosso, un impegno solenne a non dimenticare e a combattere la violenza di genere.

Un monito per il futuro

La tragedia di Sara Campanella è un monito per tutti noi. Il femminicidio è una piaga sociale che va combattuta con ogni mezzo, attraverso l’educazione, la prevenzione e la repressione. È necessario un cambiamento culturale profondo, che promuova il rispetto, l’uguaglianza e la non violenza. La memoria di Sara deve essere un faro che illumina il cammino verso un futuro in cui nessuna donna debba più temere per la propria vita.

Di veritas

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