Crollo delle Borse asiatiche dopo l’introduzione dei dazi USA
Le Borse asiatiche hanno reagito negativamente all’entrata in vigore dei dazi reciproci imposti dagli Stati Uniti, con la Cina come principale bersaglio. L’imposizione di un’aliquota aggregata del 104% ha scatenato un’ondata di vendite sui mercati azionari della regione. Tokyo ha subito un calo significativo del 4,87%, mentre Taiwan ha registrato una perdita ancora maggiore, pari al 5,86%.
Performance contrastanti tra i principali listini
Nonostante il clima generale di incertezza, alcuni mercati hanno mostrato una maggiore resilienza. Shanghai è stata l’unica tra le principali borse a registrare un rialzo, seppur modesto, dello 0,24%. Al contrario, Seul ha perso l’1,82% e Singapore il 2,16%, evidenziando la diffusa preoccupazione degli investitori per le implicazioni delle nuove tariffe commerciali.
Yuan sotto pressione e accuse di manipolazione valutaria
La valuta cinese, lo yuan, ha subito un’ulteriore pressione nei confronti del dollaro statunitense, scivolando a 7,3485 nei valori onshore, toccando i minimi da settembre 2023. Questo deprezzamento è avvenuto nel contesto delle accuse mosse da Donald Trump alla Cina di manipolare il renmimbi per compensare l’impatto dei dazi americani. La Banca centrale cinese (Pboc) ha fissato il fixing sul biglietto verde a 7,2066, il livello più basso dall’11 settembre 2023, rispetto alla chiusura di martedì a 7,3390.
Reazione della Banca Centrale Cinese
La Banca Popolare Cinese (PBOC) ha svalutato il fixing giornaliero dello Yuan a un livello che non si vedeva da quasi un anno, segnalando una potenziale risposta alle crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Questa mossa potrebbe essere interpretata come un tentativo di mitigare l’impatto dei dazi sull’economia cinese, rendendo le esportazioni cinesi più competitive a livello internazionale. Tuttavia, questa strategia comporta il rischio di alimentare ulteriori tensioni con Washington e di destabilizzare i mercati finanziari.
Implicazioni e prospettive future
L’escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina rappresenta una minaccia per la stabilità economica globale. Le nuove tariffe potrebbero innescare una spirale protezionistica, con conseguenze negative per il commercio internazionale e la crescita economica. Sarà fondamentale monitorare attentamente le reazioni dei mercati e le politiche adottate dalle principali banche centrali per valutare l’impatto a lungo termine di questa situazione.
