
La Difficile Realtà dei Detenuti Transgender nelle Carceri Italiane
In Italia, sei istituti penitenziari ospitano circa settanta persone transgender, una realtà che solleva serie preoccupazioni riguardo al trattamento e alle opportunità offerte a questa specifica minoranza all’interno del sistema carcerario. La loro condizione di “doppia difficoltà”, derivante dalla restrizione della libertà personale e dall’appartenenza a una comunità marginalizzata, è al centro del dibattito promosso dal garante regionale per i detenuti in Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri.Il 9 aprile, presso la sede della Regione a Bologna, si terrà un convegno di approfondimento dedicato a questa tematica. L’evento si concentrerà in particolare sulla sezione del carcere di Reggio Emilia, dove, secondo quanto denunciato, l’accesso all’istruzione, alla formazione professionale e al lavoro, elementi fondamentali per la rieducazione e il reinserimento sociale, non viene adeguatamente garantito. Questa carenza, come sottolinea il garante, si traduce in un vero e proprio isolamento per i detenuti transgender, con conseguente violazione di un diritto fondamentale.
Dati e Criticità: Il Rapporto di Antigone e le Sezioni Protette
I dati più recenti, contenuti nel rapporto sulle condizioni di detenzione curato da Antigone per il 2023, rivelano che 69 persone transgender sono collocate in sezioni protette omogenee a loro riservate, mentre altre si trovano in sezioni promiscue o in isolamento circondariale. Gli istituti coinvolti sono Rebibbia Nuovo Complesso, Como, Reggio Emilia, Napoli Secondigliano, Ivrea e Belluno. Questi numeri evidenziano una gestione della collocazione dei detenuti transgender basata su “circuiti” informali, piuttosto che su “regimi” che formalizzerebbero il diritto all’uguaglianza di accesso al trattamento.Secondo Antigone, questa prassi può tradursi in una condizione punitiva, in cui l’essere percepiti e trattati come “eccezione” all’interno del carcere porta a forme di pluri-stigmatizzazione ed emarginazione. L’associazione sottolinea la necessità di superare questa logica, attivando percorsi personalizzati che tengano conto della specifica condizione dei detenuti transgender e del disagio psichico che spesso manifestano.
Reggio Emilia: Una Sezione Carente di Servizi Essenziali
La sezione Orione del carcere di Reggio Emilia, attiva dal 2018, è al centro delle critiche per la carenza di servizi rientranti nel trattamento penitenziario, rispetto a quanto offerto ai detenuti maschi. Il garante Cavalieri evidenzia come, nel caso dei transgender, sia fondamentale garantire la fruizione delle terapie ormonali e della psicoterapia a supporto del percorso di transizione. Tuttavia, a Reggio Emilia, questo aspetto non trova piena attuazione a causa della mancanza di personale sanitario specializzato all’interno della struttura.La situazione solleva interrogativi sulla capacità del sistema penitenziario italiano di rispondere adeguatamente alle esigenze specifiche dei detenuti transgender, garantendo loro un percorso di rieducazione e reinserimento sociale che tenga conto della loro identità e delle loro necessità.
Riflessioni sulla Dignità e i Diritti dei Detenuti Transgender
La condizione dei detenuti transgender nelle carceri italiane rappresenta una sfida complessa che richiede un approccio più umano e personalizzato. È fondamentale garantire l’accesso a servizi essenziali come istruzione, lavoro e terapie specifiche, superando la logica dell’isolamento e della stigmatizzazione. Investire nella dignità e nei diritti di queste persone significa promuovere un sistema penitenziario più giusto ed inclusivo, capace di favorire un reale percorso di rieducazione e reinserimento sociale.