
‘Artivism on paper’: la mostra che svela i bozzetti di Laika
In occasione di Libri Come 2025, l’Auditorium Parco della Musica di Roma ospita la mostra ‘Artivism on paper’, un’esposizione inedita che svela i bozzetti preparatori delle opere più iconiche e mediatiche della street artist Laika. Curata da Rosa Polacco in collaborazione con Galleria Rosso20sette, la mostra offre uno sguardo privilegiato sul processo creativo dell’artista mascherata, permettendo al pubblico di scoprire come nascono i suoi messaggi potenti e provocatori.
Tra i disegni esposti, si possono ammirare le bozze di lavori come ‘Italianità’, dedicata alla nazionale di pallavolo, ‘Ila resisti’, in sostegno a Ilaria Salis, ‘Too many bombs’, che raffigura una donna palestinese che culla un missile, ‘Vivas nos queremos!’, realizzata per il 25 novembre a Ciudad Juarez, e ‘Zapatos rojos – Save Afghan Women’. Opere che hanno fatto il giro del mondo, diventando simboli di lotta e resistenza.
‘Not in my name’: un appello contro il riarmo
Al centro del dibattito, l’opera ‘Not in my name’, un poster che raffigura la bandiera dell’Unione Europea con missili al posto delle stelle. Un’immagine forte che ha suscitato diverse interpretazioni, spesso fraintendendo il messaggio dell’artista. Laika, infatti, ribadisce con forza la sua posizione: “Riarmarsi fino ai denti non è la soluzione per la pace”.
L’artista spiega di aver voluto lanciare un appello contro l’aumento delle spese militari in Europa, a discapito di settori fondamentali come istruzione e sanità. “Molte persone hanno frainteso il messaggio, spesso mi dicono che sono al soldo di Putin e questa è un’offesa enorme. Mi batto perché ci sia giustizia sociale e rispetto dei diritti, cose molto lontane dal leader russo”, afferma Laika, sottolineando come il suo intento fosse quello di spronare la gente a scendere in piazza per difendere i propri diritti e promuovere una soluzione pacifica ai conflitti.
Laika auspica un’Europa più libera da Nato e Stati Uniti, un’Europa che metta al primo posto le persone e non le banche. Un’Europa che torni a ispirarsi ai principi del Manifesto di Ventotene, un tema che l’artista intende approfondire nei suoi prossimi lavori.
L’anonimato come strumento di difesa e libertà espressiva
Dal 2019, Laika opera nell’anonimato, una scelta che si è rivelata fondamentale per proteggere la sua persona e il suo progetto. “L’esigenza di dover cancellare la mia persona all’esterno si è rivelata in questo medioevo dei diritti umani, civili, di estrema violenza e odio anche sui social (ho molte minacce), positiva. La maschera è un’arma di difesa sia per me come persona sia del progetto”, spiega l’artista.
L’anonimato le permette di affrontare temi delicati e scottanti senza timore di ritorsioni, concentrando l’attenzione sul messaggio e non sulla sua identità. “Non potrei avere la libertà di andare dritta al punto delle questioni e questo rende più importanti i messaggi. Laika è il messaggio”, conclude.
Ispirazioni e collaborazioni
Laika trova ispirazione in figure come Zerocalcare, con cui condivide trascorsi e ambiente politico, e nei murales politici di Diego Rivera, che considera “l’estrema ispirazione”. La sua arte è un grido di giustizia e rivoluzione, un invito a non restare indifferenti di fronte alle ingiustizie del mondo.
Un’arte che scuote le coscienze
L’opera di Laika è un esempio di come l’arte possa essere uno strumento potente per denunciare le ingiustizie e promuovere il cambiamento sociale. I suoi messaggi, diretti e provocatori, invitano alla riflessione e all’azione, stimolando il dibattito pubblico su temi cruciali come la pace, i diritti umani e la giustizia sociale. La scelta dell’anonimato, lungi dall’essere un limite, si rivela una strategia efficace per proteggere la sua libertà espressiva e concentrare l’attenzione sul messaggio, rendendo Laika una voce imprescindibile nel panorama dell’arte contemporanea.