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Presentazione de ‘L’orto americano’ e la proposta di Avati
La presentazione alla stampa a Roma de ‘L’orto americano’, film che ha chiuso l’81esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e ora nelle sale con 01 Distribution, è stata l’occasione per il regista Pupi Avati di riproporre la sua idea di un ministero dedicato al cinema. Avati ha sottolineato come la sua proposta sia stata accolta positivamente da diverse figure politiche, sia del governo attuale che dell’opposizione, tra cui Dario Franceschini, Matteo Orfini ed Elly Schlein.
L’agenzia sul modello francese: un’alternativa fattibile?
Nonostante l’ampio consenso, si è optato per la creazione di un’agenzia sul modello francese. Avati si è detto favorevole a questa alternativa, definendola ‘fattibilissima’ e auspicando che possa concretizzarsi. Il regista ha espresso la sua convinzione che, data la situazione attuale del cinema italiano, nessuno si opporrebbe alla sua realizzazione.
Rieducare il cinema italiano: la visione di Avati
Avati ha poi lanciato un appello per una ‘rieducazione’ del cinema italiano. Secondo il regista, è necessario incentivare la produzione di film con budget contenuti ma che non rinuncino alla qualità. A tal fine, Avati ha suggerito l’istituzione di una docenza che insegni a realizzare film con budget ridotti, prendendo come esempio ‘L’orto americano’, un film girato tra Italia e America con costi ‘ragionevoli’.
Riflessioni sulla proposta di Avati
La proposta di Pupi Avati di istituire un ministero per il cinema o, in alternativa, un’agenzia sul modello francese, merita un’attenta considerazione. In un’epoca in cui il cinema italiano fatica a competere con le produzioni internazionali, un intervento strutturale potrebbe rivelarsi fondamentale per rilanciare il settore. L’idea di incentivare produzioni a basso costo ma di qualità è altrettanto interessante, poiché permetterebbe di valorizzare il talento di giovani registi e sceneggiatori, spesso penalizzati dalla mancanza di risorse.