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Ammissione delle parti civili e apertura del dibattimento
La Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dall’associazione Cam Telefono Azzurro e dalla tutrice dei due fratellini di Aurora Savino, la neonata deceduta a Santa Maria a Vico (Caserta) il 2 settembre 2023. L’ammissione è avvenuta nonostante l’opposizione delle difese dei due imputati, Emanuele Savino e Anna Gammella, i genitori della piccola, che contestavano la scadenza dei termini per la richiesta. Il collegio, tuttavia, ha ritenuto fondata l’impostazione degli avvocati delle parti civili e del sostituto procuratore Stefania Pontillo, dichiarando aperto il dibattimento e rinviando il processo all’8 aprile.
I fatti: un quadro agghiacciante di violenza e incuria
La vicenda risale al settembre di due anni fa, quando Aurora Savino aveva appena 45 giorni di vita. La neonata fu trovata morta nella culla con ustioni ed ecchimosi sull’addome, le gambe e i piedi. Inizialmente, i genitori sostennero che la bambina si era scottata durante un bagnetto a causa di un getto improvviso di acqua bollente. Tuttavia, l’autopsia e le indagini dei carabinieri, che hanno esaminato i messaggi scambiati dalla coppia, hanno rivelato un quadro ben più grave. I genitori sono stati arrestati nel novembre dello stesso anno con l’accusa di omicidio aggravato.
Le accuse: omicidio aggravato e cure mediche negate
Secondo gli inquirenti, la giovane coppia, che aveva altri due figli (immediatamente affidati a una comunità dopo il delitto), è direttamente responsabile della morte della neonata. Aurora sarebbe stata vittima di violenze da parte del padre, che le avrebbe causato una doppia frattura al cranio e al viso, oltre a un vasto ematoma. A queste violenze si aggiungono le ustioni provocate dall’acqua bollente. Le indagini hanno inoltre accertato che i genitori non avrebbero mai sottoposto la piccola a visite mediche nei suoi 45 giorni di vita, ricorrendo a cure fai da te e utilizzando persino lo strutto come pomata per le ferite.
Riflessioni su un caso di orrore infantile
L’ammissione di Telefono Azzurro e della tutrice dei fratellini come parti civili rappresenta un passo importante verso la ricerca della verità e della giustizia per la piccola Aurora. Questo caso, purtroppo, evidenzia la vulnerabilità dei neonati e l’importanza di un sistema di protezione dell’infanzia efficiente e tempestivo. È fondamentale che la giustizia faccia il suo corso e che i responsabili di questo orribile crimine siano puniti adeguatamente.