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La polemica sulle maglie dell’UCV
La squadra di Caracas dell’Ucv, impegnata nella Coppa Libertadores contro il Corinthians di San Paolo, è al centro di una controversia che va ben oltre il terreno di gioco. Le maglie della squadra venezuelana sfoggiano il simbolo degli ‘Spartani’, un gruppo della Divisione Affari speciali della direzione di controspionaggio militare del Venezuela, noto per la sua brutalità e coinvolgimento in atti di tortura. Questa scelta ha scatenato un’ondata di indignazione da parte di organizzazioni per i diritti umani e gruppi di attivisti che denunciano le violazioni dei diritti umani in Venezuela.
Le accuse contro gli ‘Spartani’ e Alexander Granko Arteaga
Il gruppo ‘Realtà Helicoide’, che documenta i casi di tortura e altri crimini politici in Venezuela, e la ong ‘Voci della Memoria’ hanno lanciato un appello alla Confederazione sudamericana del calcio (Conmebol), sottolineando che la partecipazione dell’UCV con il simbolo di militari accusati di torture viola le norme della FIFA. L’Ucv è stata acquisita da Alexander Granko Arteaga, capo della direzione di controspionaggio militare (Dgcim), un individuo accusato da vari organismi internazionali, tra cui le Nazioni Unite, di “atti di tortura e crimini contro l’umanità”. Secondo le denunce, Granko Arteaga avrebbe ordinato, supervisionato e partecipato direttamente ad arresti arbitrari, detenzioni, sparizioni forzate, torture e violenze sessuali tra il 2017 e il 2022.
Il coinvolgimento del figlio di Granko Arteaga
Ad alimentare ulteriormente la polemica, il figlio di Granko Arteaga, Alexander Granko, gioca come titolare nell’Ucv con la maglia numero 47. ‘Realtà Helicoide’ denuncia che, indossando quella maglia, il giovane Granko porta sul petto la responsabilità della detenzione arbitraria di oltre 2.000 prigionieri politici e l’omicidio di più di 25 persone a partire dal 2024. L’analogia con una squadra argentina che durante la dittatura avesse giocato con l’emblema dell’Esma, uno dei centri di detenzione e tortura più famigerati del regime militare, rende ancora più evidente la gravità della situazione.
Un messaggio inquietante
La vicenda dell’UCV e del simbolo degli ‘Spartani’ è un segnale allarmante che va ben oltre il mondo del calcio. Permettere a una squadra di indossare un simbolo legato a presunti torturatori normalizza la violenza e l’impunità, minando la credibilità dello sport e offrendo un’immagine distorta dei valori che dovrebbe promuovere. È fondamentale che la Conmebol e la FIFA prendano seri provvedimenti per garantire che il calcio non diventi complice di violazioni dei diritti umani.