Investimenti negli Stati Uniti per aumentare la capacità produttiva
Pirelli sta valutando investimenti significativi negli Stati Uniti per incrementare la propria capacità produttiva. L’azienda intende sfruttare la sua leadership nella tecnologia, nell’innovazione, nei pneumatici connessi, nei prodotti eco-safety e nel suo brand iconico, rafforzato dalla partecipazione nella Formula 1. Questo piano rappresenta una risposta proattiva alle possibili tariffe imposte dall’amministrazione Trump, mirando a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a rafforzare la presenza locale.
Piano di mitigazione: importazioni dal Brasile e upgrade tecnologico
Il piano di mitigazione di Pirelli prevede una combinazione di fattori esogeni, come i movimenti dei cambi, e misure interne. Tra queste, spiccano l’aumento delle importazioni dal Brasile e un potenziamento della capacità produttiva negli Stati Uniti. L’azienda ha già avviato un upgrade tecnologico dei processi MIRS (Modular Integrated Robotized System), che costituirà la base per la prima fase dell’espansione produttiva negli Stati Uniti. Questo sistema avanzato di produzione automatizzata consentirà a Pirelli di produrre pneumatici high-tech con maggiore efficienza e precisione.
Riesame della politica commerciale e controllo dell’inflazione
Pirelli prevede di riesaminare la propria politica commerciale in base al tasso di inflazione. Attualmente, circa il 30% della domanda totale di pneumatici negli Stati Uniti viene soddisfatta tramite importazioni. L’introduzione di dazi potrebbe quindi generare una pressione inflazionistica. Per contrastare questo effetto, Pirelli punta anche a una riduzione dei costi, beneficiando di un piano di trasformazione che dovrebbe generare risparmi per circa 150 milioni di euro.
Strategia globale e presenza negli Stati Uniti
Gli Stati Uniti rappresentano oltre il 20% dei ricavi di gruppo per Pirelli, ma la produzione locale è attualmente limitata. Lo stabilimento in Georgia, dotato del sistema MIRS, ha una capacità di circa 400.000 pneumatici high-tech all’anno. Tuttavia, per coprire la domanda statunitense, Pirelli importa circa il 50% dei pneumatici dal Messico e il 40% dal Brasile e dall’Europa. Gli investimenti previsti mirano a ridurre questa dipendenza dalle importazioni e a rafforzare la presenza produttiva negli Stati Uniti.
Una strategia complessa per un mercato in evoluzione
La risposta di Pirelli ai potenziali dazi di Trump dimostra una strategia aziendale complessa e ben articolata. L’azienda non si limita a reagire passivamente alle politiche protezionistiche, ma le affronta con un approccio proattivo che combina investimenti locali, riorganizzazione della supply chain e controllo dei costi. Resta da vedere come si evolverà la situazione commerciale tra Stati Uniti e altri paesi, ma Pirelli sembra aver messo in campo le risorse e le strategie necessarie per affrontare le sfide future.