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Dettagli dell’operazione “occhi bruciati”
L’intelligence militare ucraina (Gur) ha condotto un’operazione audace e rischiosa, inserendo esplosivi in un lotto di visori per droni destinati ai piloti russi impegnati nei combattimenti in Ucraina. L’obiettivo era quello di “bruciare gli occhi del nemico”, infliggendo danni fisici e psicologici alle forze avversarie. Secondo fonti ucraine, l’operazione ha già causato “decine di feriti” ed è ancora in corso. Gli agenti ucraini hanno acquisito circa 80 occhiali per il pilotaggio di droni, modificandoli con un meccanismo di detonazione a distanza. Successivamente, i visori sono stati distribuiti alle unità dei piloti di droni russi come donazioni di “volontari russi” all’esercito di Mosca, rendendo l’operazione ancora più subdola e difficile da scoprire.
Le prime segnalazioni e conferme
Le prime avvisaglie dell’operazione sono emerse all’inizio di febbraio, quando portali e blogger russi hanno iniziato a segnalare casi sospetti. Readovka, un media pro-Cremlino con un’ampia base di follower su Telegram, ha riferito il 7 febbraio che in un lotto di occhiali per droni Fpv donati ai russi erano state inserite trappole esplosive contenenti 10-15 grammi di plastico e un detonatore. Igor Potapov, rappresentante della Npp, un’azienda russa che produce e fornisce equipaggiamento per l’esercito, ha confermato all’agenzia russa Tass che un lotto di occhiali per droni era stato sabotato. Potapov ha specificato che gli occhiali, modello Skyzone Cobra X V4 FPV, erano stati donati come aiuto umanitario da un uomo di nome Roman. L’esplosione si verificava all’accensione dei visori, rivelando la presenza di plastico all’interno.
Bilancio dei danni e analogie con il Mossad
Non è ancora chiaro il numero esatto di soldati russi rimasti feriti o uccisi a causa dell’operazione. Un funzionario dell’intelligence ucraina ha parlato di “una serie di esplosioni di occhiali per droni durante il loro utilizzo da parte dei piloti” russi, con “decine di persone” ferite. Alcuni blogger russi pro-guerra hanno segnalato diversi casi in cui i visori sono esplosi sulla testa dei piloti, accecandone almeno otto nelle regioni russe di Kursk e nelle zone occupate di Donetsk e Lugansk in Ucraina. Un rappresentante del Gur ha paragonato l’operazione a quelle condotte dal Mossad con i cercapersone esplosivi, sottolineando che, sebbene tecnologicamente più complessa, l’efficacia è limitata dal minor utilizzo di questi dispositivi da parte dei russi.
La guerra nell’ombra tra Kiev e Mosca
L’operazione dei visori esplosivi rappresenta solo l’ultimo capitolo della “guerra ombra” combattuta dalle agenzie di intelligence di Kiev e Mosca. Questa guerra si manifesta attraverso attentati, sabotaggi e attacchi a infrastrutture e catene di approvvigionamento, condotti con operazioni segrete e spesso difficili da attribuire. Entrambe le parti ricorrono a tattiche non convenzionali per destabilizzare il nemico e ottenere vantaggi strategici sul campo di battaglia.
Un’escalation pericolosa
L’operazione ucraina dei visori esplosivi segna un’escalation significativa nella guerra tra Kiev e Mosca. L’utilizzo di tattiche di sabotaggio così dirette e mirate a infliggere danni fisici ai soldati nemici solleva interrogativi etici e legali. Se da un lato è comprensibile la volontà dell’Ucraina di difendersi e rispondere alle aggressioni russe, dall’altro è importante considerare le possibili conseguenze di un’ulteriore intensificazione del conflitto. La “guerra ombra” tra le intelligence dei due paesi rischia di sfuggire al controllo e portare a rappresaglie ancora più violente, con un impatto devastante sulla popolazione civile.