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Il campanello d’allarme di Capello e la realtà dei fatti
L’allarme lanciato da Fabio Capello sulla scarsa preparazione tecnica e tattica offerta dalla Serie A sembra trovare conferma nella recente debacle dei club italiani in Champions League. La competizione europea ha messo a nudo le difficoltà delle squadre italiane, incapaci di competere con l’intensità e il livello delle avversarie straniere. Dei cinque club partiti alla conquista della Champions, solo l’Inter è riuscita a qualificarsi per gli ottavi di finale, un risultato che riporta alla mente la stagione 2014-2015, quando solo la Juventus raggiunse la finale (poi persa contro il Barcellona).
Il peso del decreto ‘Crescita’ e la competitività compromessa
Claudio Fenucci, ad del Bologna, punta il dito contro la decadenza del decreto ‘Crescita’, che detassava gli ingaggi dei calciatori provenienti dall’estero. Secondo il dirigente, questa misura ha penalizzato la Serie A, rendendo irraggiungibili giocatori che, con il decreto, sarebbero stati alla portata dei club italiani. La perdita di competitività si riflette non solo nei risultati sul campo, ma anche nella difficoltà di attrarre talenti internazionali, fondamentali per innalzare il livello del campionato. Il decreto ‘Crescita’, introdotto nel 2019, aveva lo scopo di incentivare l’arrivo di lavoratori qualificati dall’estero, offrendo agevolazioni fiscali sui loro redditi. La sua abolizione ha rappresentato un duro colpo per il calcio italiano, che si trova ora a competere con campionati più ricchi e attrattivi. La Premier League inglese, ad esempio, può contare su risorse economiche enormemente superiori, grazie ai diritti televisivi e agli investimenti di proprietari stranieri. Questo divario si traduce in una maggiore capacità di ingaggiare i migliori giocatori del mondo, relegando la Serie A a un ruolo di secondo piano nel panorama calcistico internazionale.
Atmosfera tesa e speranze riposte nell’Inter
Il clima di delusione e frustrazione per i risultati negativi si è manifestato anche attraverso tensioni interne alle squadre, come dimostrano gli attriti tra Gasperini e Lookman all’Atalanta e tra Coinceçao e Pulisic nel Milan. In questo scenario, le speranze di risollevare le sorti del calcio italiano sono riposte nell’Inter, che affronterà gli ottavi di finale con la certezza di giocare il ritorno a San Siro. Il sorteggio determinerà l’avversario dei nerazzurri, che potrebbero incrociare il Feyenoord, carnefice del Milan, o il PSV dell’ex Perisic, che ha eliminato la Juventus. Oltre all’Inter, le altre squadre italiane ancora in Europa League e Conference League dovranno fare del loro meglio per contribuire a migliorare il ranking Uefa e, possibilmente, riconquistare il secondo posto, che garantirebbe un posto in più in Champions League.
La riforma della Serie A: un’utopia difficile da realizzare
La riforma della Serie A, con la riduzione del numero di squadre da 20 a 18, è da tempo auspicata da molti osservatori come una possibile soluzione per aumentare la competitività del campionato. Tuttavia, questa proposta si scontra con l’opposizione di chi non vuole rinunciare agli introiti garantiti dai diritti televisivi. L’ultima assemblea della Lega di A ha bocciato il ritorno al format a 18 squadre, con soli 4 voti favorevoli (Juventus, Inter, Milan e Roma). L’aumento degli impegni internazionali e la compressione del calendario, con un numero sempre maggiore di partite, finiscono per penalizzare la qualità del gioco e la preparazione fisica dei giocatori. Un ritorno al passato, con un campionato più snello e meno affollato, potrebbe favorire una maggiore attenzione alla tattica e alla preparazione atletica, rendendo le squadre italiane più competitive in Europa. Tuttavia, gli interessi economici in gioco rendono difficile la realizzazione di questa riforma.
Un momento di riflessione per il calcio italiano
La crisi del calcio italiano rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato. È necessario un profondo esame di coscienza da parte di tutti gli attori coinvolti, dai dirigenti ai tecnici, dai giocatori ai tifosi. Solo attraverso un impegno comune e una visione strategica a lungo termine sarà possibile invertire la rotta e riportare la Serie A ai vertici del calcio europeo. La riforma del campionato, la valorizzazione dei giovani talenti, l’attenzione alla preparazione tecnica e tattica e la ricerca di nuove fonti di finanziamento sono solo alcune delle sfide che attendono il calcio italiano. Il futuro è nelle mani di chi saprà cogliere l’opportunità di cambiamento e di crescita.