
Un omaggio alla memoria: Aldo Carpi agli Uffizi
In occasione del Giorno della Memoria, la Galleria degli Uffizi rende omaggio al pittore di origini ebraiche Aldo Carpi (Milano, 1886 – 1973) con una mostra focus al primo piano. L’esposizione si concentra su tre opere significative appartenenti alle collezioni del museo: gli autoritratti del 1925 e del 1964, e il dipinto “Dopo cena” del 1913, quest’ultimo solitamente esposto nella Galleria d’Arte Moderna a Palazzo Pitti. Queste opere, scelte con cura, offrono uno sguardo sulla vita e sull’arte di Carpi, un artista che ha saputo trasformare l’orrore del lager in un potente messaggio di speranza e resilienza.
La vita di Carpi: dall’affermazione artistica all’incubo del lager
Aldo Carpi fu un artista affermato fin dal primo decennio del Novecento, noto per la sua pittura fantasiosa e difficilmente inquadrabile in schemi prestabiliti. Apprezzato professore dell’Accademia di Belle Arti di Milano negli anni Trenta, la sua vita subì una brusca svolta nel febbraio 1944, quando, a seguito di una delazione sulle sue origini ebraiche, venne internato nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen. Lì, Carpi visse l’orrore del lager fino al maggio 1945, una prigionia che segnò profondamente la sua esistenza ma che, paradossalmente, diede vita a una delle testimonianze più toccanti e significative del periodo.
Il Diario di Gusen: una testimonianza di resilienza
Nonostante il divieto assoluto di scrivere, Aldo Carpi riuscì a tenere un diario in forma di lettere indirizzate alla moglie, accompagnate da disegni. Questo diario, pubblicato nel 1971 con il titolo “Diario di Gusen”, è una testimonianza preziosa della vita nel campo di concentramento. Dalle pagine del diario emerge la lotta costante di Carpi per preservare la propria dignità intellettuale e morale, minata quotidianamente dal sistema del lager. L’artista trovava conforto nella religione, nella famiglia e nella natura, scorgendo sprazzi di bellezza anche in mezzo all’orrore, come un fiore, un ricordo, uno spicchio di cielo. Carpi, attraverso il suo diario, ha salvato per sempre la memoria di quei giorni bui.
L’arte come strumento di testimonianza
I disegni che accompagnano le lettere del diario sono una cronaca visiva della realtà del lager. Le rappresentazioni dei mucchi di cadaveri nei forni crematori e dei corpi macilenti degli internati testimoniano l’assurdità dell’orrore con una forza documentaria ineguagliabile. L’arte di Carpi non è solo una forma di espressione, ma anche uno strumento di testimonianza che permette di comprendere la brutalità del lager e la forza di volontà di coloro che, come lui, hanno lottato per non perdere la propria umanità. La mostra agli Uffizi è un invito a riflettere sulla memoria e sull’importanza di preservare la dignità umana in ogni circostanza.
Un messaggio di speranza e resilienza
La mostra dedicata ad Aldo Carpi agli Uffizi non è solo un omaggio alla sua arte, ma anche un monito contro l’orrore e una celebrazione della resilienza umana. La capacità di Carpi di trovare bellezza e significato anche nel contesto più disumano è un potente messaggio di speranza. La sua testimonianza, attraverso il diario e i disegni, ci ricorda l’importanza di non dimenticare e di lottare sempre per la dignità e la libertà.