Il ritorno alla scrittura di Salman Rushdie
Salman Rushdie, lo scrittore di fama mondiale, è tornato a scrivere fiction dopo l’aggressione subita nel 2022, durante la quale è stato accoltellato sul palcoscenico di una conferenza. L’annuncio è stato dato dallo stesso Rushdie, intervenendo in video al Lviv Book Forum in Ucraina. La nuova opera dello scrittore consisterà in tre novelle, ciascuna di circa 70 pagine, dedicate a “uno dei tre mondi” della sua vita: India, Inghilterra e America.
Le novelle, secondo Rushdie, saranno in un modo o nell’altro “imperniate sull’idea della fine”. L’ultimo romanzo di Rushdie, “La Città della Vittoria”, era stato completato prima dell’aggressione e pubblicato nel 2023. Il nuovo progetto, invece, è nato dopo l’attentato, come un modo per affrontare il trauma e le conseguenze dell’evento.
La riflessione sulla fine e la rabbia
Durante la sua video-intervista al festival letterario, Rushdie ha parlato anche della sua riflessione sulla “fine”, sia in senso letterale che metaforico. Lo scrittore ha spiegato che, a 77 anni, è naturale pensare alla propria mortalità e al tempo che gli resta. Ha citato il filosofo Theodor Adorno e il critico Edward Said, secondo cui gli artisti possono affrontare la fine della propria carriera in due modi: con serenità o con rabbia.
Rushdie ha affermato che entrambi i sentimenti possono convivere e che non devono essere condizioni permanenti. “Ci può essere serenità in un momento e rabbia in un altro”, ha detto.
Il processo contro l’aggressore
Il 15 ottobre inizierà a Chautauqua il processo per tentato omicidio contro Hadi Matar, l’aggressore di Rushdie. Matar, figlio di immigrati libanesi in New Jersey, è un musulmano praticante che ha citato la fatwa, la condanna a morte emessa dagli ayatollah iraniani dopo la pubblicazione di “Versetti Satanici”, come movente per il suo gesto. Tuttavia, il procuratore distrettuale Jason Schmidt ha dichiarato che “non è necessario esaminare un motivo”, dal momento che l’agguato è stato visto e registrato dal pubblico.
Rushdie, che ha passato anni a nascondersi per scampare alla maledizione dell’ayatollah Khomeini, dovrebbe testimoniare al processo. La fatwa è stata emessa nel 1989 e ha portato alla condanna a morte di Rushdie per blasfemia, a causa del suo romanzo “Versetti Satanici”, ispirato alla vita di Maometto.
Un ritorno alla scrittura carico di significato
Il ritorno di Salman Rushdie alla scrittura di fiction dopo l’attentato è un evento di grande rilevanza. Non solo per gli amanti della sua opera, ma anche per il mondo culturale in generale. La sua decisione di affrontare il trauma attraverso la scrittura, e di farlo con un tema come la “fine”, dimostra la sua forza e la sua determinazione a non soccombere alla violenza. L’attesa per le sue nuove novelle è alta, e la curiosità è tanta. Ci si chiede come Rushdie affronterà il tema della fine in relazione alla sua esperienza personale, e come le sue parole potranno influenzare il dibattito sulla libertà di espressione e la lotta contro la censura.
